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lunedì , 19 Aprile 2021
Immagine tratta da www.economyup.it

La valuta digitale di Stato: una nuova speranza?

di Pietro Galiazzo

ARTICOLO ORIGINARIAMENTE PUBBLICATO SU https://sovranitaalpopolohome.wordpress.com/2021/02/28/la-valuta-digitale-di-stato-che-puo-rendere-leuro-obsoleto-e-ridarci-da-subito-sovranita-monetaria/?preview=true&fbclid=IwAR3R4scAXVvGBICs2E_cTD0jRl7e-47_9mze-mhkvBuxmAltbymdNlIiBQA

Partiamo da un assunto: la convergenza delle economie europee da raggiungersi attraverso l’unione monetaria ha platealmente fallito. Com’era invece previsto, l’eurozona ha innescato bolle di debito privato nei paesi periferici, compresso la democrazia dei paesi che hanno adottato l’euro e che sono rimasti vincolati ai parametri del trattato di Maastricht e del Fiscal Compact, e le economie dell’eurozona anziché convergere hanno cominciato a divergere. Allo stesso tempo, vi è stata maggiore convergenza tra le economie di quei paesi presenti nel mercato unico ma che hanno saggiamente preferito mantenere la loro valuta nazionale.

Il tipo di regime valutario in cui si è inseriti fa tutta la differenza. Come ha ricordato anche Yanis Varoufakis in questa illuminante lectio magistralis all’Università di Oxford, un motivo c’è se diversi paesi nel mondo che commerciano molto tra loro (paesi scandinavi, USA-Canada-Messico, paesi sudamericani, ecc.) hanno preferito evitare di creare una unione monetaria.

L’Unione Europa si è quindi trovata schiacciata da ben due crisi economiche in successione, quella del 2008-09 e quella innescata dalla pandemia, e sembra non avere né gli strumenti per uscirne né la volontà politica di cambiare radicalmente i trattati che la governano, per fornire quelle risposte all’altezza della situazione disperata in cui molti paesi europei si ritrovano.

A quanto pare, come insegna anche il caso dei vaccini che non ci sono a causa dei disastrosi contratti firmati dalla UE, ogni paese dovrà fare da sé.
Se da un lato la strada dell’uscita dall’Unione Europea necessita di una maggioranza politica all’altezza di questo arduo compito, che potrà maturare solo dopo lungo tempo se consideriamo i posizionamenti dei partiti attuali (sostanzialmente sono tutti liberali ed europeisti), l’evoluzione della tecnica ci è venuta insperatamente in soccorso, grazie allo sviluppo della tecnologia blockchain, che sta attirando l’attenzione di tutte le banche centrali globali.

Una prima elaborazione teorica di criptovaluta di Stato è stato il Petro venezuelano, ideato dal governo per aggirare le sanzioni USA e per contrastare la svalutazione continua del bolivar fuerte. Ad oggi non risulta, però, che sia stato ancora effettivamente lanciato e che nessuna transazione sia stata effettuata. Pertanto, ci risulta impossibile valutarne l’impatto.

Un esperimento decisamente più promettente e che è già stato sperimentato nella pratica, è lo yuan (o renminbi) digitale cinese. Il programma ha avuto un lancio parziale in Aprile 2020, quando alcuni dipendenti pubblici hanno ricevuto parte del loro stipendio di Maggio pagato con la nuova valuta digitale, mentre altri se la sono vista accreditata tramite sussidi ai trasporti.
I cittadini, oltre al normale conto corrente bancario, verranno dotati di un portafoglio digitale e la valuta digitale potrà essere utilizzata per tutte le transazioni elettroniche nel paese.
Si tratterà, quindi, a tutti gli effetti della versione digitale della loro valuta fiat, e proverrà direttamente dalla Banca Popolare Cinese. Non sarà una valuta a circolazione fiduciaria e volontaria ma una vera e propria valuta a corso legale, equiparata allo yuan classico.
La Cina ha già sviluppato dei brevetti per tutte le fasi di messa in atto dell’ambizioso programma. La tecnologia c’è, i primi esperimenti sono in fase di lancio, e tutto questo chiama in causa noi europei in un momento storico così decisivo e difficile.

L’articolo 128 del Trattato di Lisbona afferma, infatti, che:

1. La Banca centrale europea ha il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione di banconote in euro all’interno dell’Unione. La Banca centrale europea e le banche centrali nazionali possono emettere banconote. Le banconote emesse dalla Banca centrale europea e dalle banche centrali nazionali costituiscono le uniche banconote aventi corso legale nell’Unione.

2. Gli Stati membri possono coniare monete metalliche in euro con l’approvazione della Banca centrale europea per quanto riguarda il volume del conio. Il Consiglio, su proposta della Commissionee previa consultazione del Parlamento europeo e della Banca centrale europea, può adottare misure per armonizzare le denominazioni e le specificazioni tecniche di tutte le monete metalliche destinate alla circolazione, nella misura necessaria per agevolare la loro circolazione nell’Unione.

Appare, quindi, evidente che i trattati vigenti non possano impedire agli Stati membri di emettere una valuta che non sia sotto forma di banconote o monete metalliche. La Lira, come tutte le valute nazionali dei paesi membri dell’eurozona, potrebbe tornare sin da subito sotto forma di valuta digitale emessa dalla Banca Centrale Italiana! E senza che ciò richieda una modifica dei trattati o l’uscita unilaterale dall’Unione Europea.

La nuova valuta fiat nazionale, utilizzabile per qualsiasi transazione elettronica all’interno del paese, potrebbe ridare slancio all’economia e sostenere l’occupazione attraverso programmi di Lavoro Garantito, senza necessità di emettere titoli di debito pubblico e quindi evitando di incorrere in sanzioni da parte della Troika. Insomma, la scusa del vincolo esterno sta per finire per i neoliberisti di casa nostra. Ormai è questione di tempo e la Cina ci mostrerà la via.

Va da sé che se il raggio d’azione della valuta digitale dovesse espandersi fino a ricoprire la quasi totalità delle transazioni all’interno del paese, l’euro rimarrebbe confinato a mera valuta dedicata agli scambi internazionali. A quel punto varrebbe ancora la pena mantenerla, nonostante per gli scambi internazionali non sia necessaria e per tutto il resto abbia dimostrato la sua inefficienza?

E’ chiaro che questo processo potrebbe facilitare uno scioglimento graduale ed indolore dell’eurozona e, a mio modesto parere, è proprio ciò che la nostra classe dirigente, alle dipendenze del grande capitale nazionale che gode dell’elevato livello di disoccupazione e dei bassi salari italiani, non voglia assolutamente permettere che accada.

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