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venerdì , 23 Ottobre 2020

Lavoro è dignità?

Una ragazza di appena vent’anni

Alzino (simbolicamente) la mano quanti di voi hanno fatto,almeno una volta nella vita, un colloquio di lavoro! Alzino la mano le donne! Alzino la mano quelle a cui hanno chiesto il peso, l’altezza, se fossero incinta, se fossero intenzionate ad avere un figlio nel breve/ medio periodo, se fossero fidanzate o sposate. Alzino la mano quelle a cui il cuore ha sussultato davanti ad ognuna di queste domande.

Non si è mai troppo giovani per subire una discriminazione. Non credi mai che possa capitare a te, che anche a te, giovanissima ragazza di appena vent’anni al primo vero colloquio di lavoro, possa capitare di entrare in questo vortice che ti spinge a mettere in discussione te stessa, la tua relazione e il tuo desiderio di maternità futuro. Non ho mai avuto un vero e proprio lavoro, ho fatto la babysitter subito dopo la maturità, ho fatto ripetizioni di greco e latino per potermi togliere qualche “sfizio”. Poi la vita,si sa, è imprevedibile: arriva la notizia di una malattia, poi di un lutto e devi necessariamente riprogrammare la tua vita. Tutto ciò che davi per scontato diventa ad un tratto nebuloso ed inafferrabile. Ti trovi da sola e devi cercare di fare affidamento sulle tue sole forze. E ad un tratto diventi “adulta” e la concretezza della vita ti crolla addosso senza fare sconti. Nel trambusto dei tuoi sentimenti cerchi di dare un ordine e capisci che arrivato il momento di contribuire in qualche modo alle spese familiari. Cerchi, dunque, un lavoro. Ammetto, mi hanno risposto subito e ha fissato subito un colloquio. Non avevo mai fatto un colloquio e la cosa mi preoccupava moltissimo perciò ho deciso di guardarmi centinaia di video per prepararmi al meglio. Dopo 36 ore di video sulle migliori strategie per , come dice YouTube, “Essere assunti” arrivo nel luogo deputato al colloquio. Avevo sistemato i capelli, messo il vestito portafortuna e le ballerine nere. Entro spaventata, come se quel passo mi avrebbe condotta in un nuovo punto della mia vita. Quando sento il mio nome, asciugo le lacrime, tiro indietro i capelli ed entro. Il colloquio è durato 15 minuti: troppo pochi forse racchiudere una vita intera, troppi forse per essere squadrati. “Signorina ma lei è fidanzata?” “Signorina ma lei si trucca?” “Signorina quanto pesa?” “Signorina ma lei e il suo compagno siete intezionati ad avere figli nel breve o medio periodo?” E così, ho capito di essere diventata parte di un sistema. Un sistema iniquo, discriminatorio e profondamente sessista. Ho sentito sulla mia pelle il dolore della discriminazione e della inopportunità che si riserva alle donne durante un colloquio di lavoro. E allora ho pensato che non è giusto e sono tornata a casa con quel pensiero che mi ronzava in testa. “Non è giusto!” E dopo un po’ la tristezza ha lasciato spazio alla rabbia e ho pensato che nessuna dovrebbe essere sottoposta a tale umiliazione, che a nessuna donna dovrebbe essere imposto il trucco se non lo vuole, che nessuna donna dovrebbe mettere in discussione nemmeno per un secondo il suo desiderio di maternità (presente o futuro!) e che ha nessuna donna andrebbe chiesto il peso (e no, la giustificazione di una divisa non è necessaria perché esistono centinaia e centinaia di taglie!) E ho capito che, allora, è giusto lottare, che il mio impegno sarà utile a qualcosa. È arrivato il momento di costruire una società basata sul rispetto e ormai i tempi sono maturi.

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