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venerdì , 23 Ottobre 2020

MISS MARX WAS A PUNK ROCKER!

di Fabio Marcon

Intervista a Susanna Nicchiarelli

Presentato in concorso all’ultima edizione della Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, Miss Marx di Susanna Nicchiarelli è probabilmente il film più politicamente radicale della stagione in corso. Un’opera che si snoda su un doppio binario tra immagine pubblica e privata, tra le lotte per l’emancipazione collettiva e la sudditanza nell’intimità sentimentale.

Al racconto della vita e delle battaglie di Eleanor “Tully” Marx, figlia del ben più celebre Karl, Susanna Nicchiarelli decide di contrapporre un “dietro le quinte” della mitologia socialista in cui vengono in superficie tutte le contraddizioni e le ipocrisie mai raccontate dai libri di storia. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Susanna sulla sua Miss Marx, sul futuro del cinema e delle proteste popolari in corso nel mondo.

Come è nato il bisogno di raccontare un’altra figura femminile fuori dagli schemi dopo Nico dei Velvet Underground? Era un’idea che coltivavi da tempo o quello con Eleanor Marx è stato un incontro inaspettato?

Quello con Eleanor Marx è stato un incontro inaspettato, simile a quanto successo con Nico. Mi ricordo che su Nico avevo letto una descrizione superficiale e fastidiosa che diceva “Nico già a 34 anni era una donna finita”, quando io sapevo che dopo i 35 anni ha cominciato a comporre musica molto interessante. Decisi quindi di studiarla più in profondità per farmi una mia idea. Per Eleanor Marx è successo qualcosa di molto simile. Avevo letto quasi per caso questa descrizione fatta di lei: “una grande femminista che aveva tradotto Madame Bovary ma alla fine aveva fatto la sua stessa fine”, come se questa cosa la squalificasse. Andando ad approfondire, la sua vita è stata molto più complessa e ho trovato estremamente ingiusto liquidarla così. Ritengo che nella vita di Eleanor e nella sua fine si sollevino delle questioni che riguardano l’ideologia e la realtà, la teoria e la prassi. Questioni molto più complesse rispetto alla narrazione ufficiale o a quella su una fotomodella che dopo i 30 anni diventa un’eroinomane sovrappeso. Con i miei film ho voluto decostruire le letture superficiali per darne una visione diversa.

Il rapporto tra Eleanor e il padre Karl viene tratteggiato con grande rispetto e delicatezza, ma nella prima scena metti già le cose in chiaro: anche se il padre del comunismo è morto, bisogna andare avanti. É questo il senso del film?

Questa è una cosa che mi piace molto di lei e che aveva in comune con Nico: era una donna che non viveva nella nostalgia e voleva vivere con coraggio il proprio presente. Eleanor aveva avuto effettivamente un’infanzia felice con un padre che l’amava molto. Questa sua infanzia è finita molto rapidamente: i genitori si sono ammalati, lei è cresciuta, si è ritrovata nella vita adulta a sostenere il peso di un amore paterno che in qualche modo non è mai riuscita a ritrovare in nessun altro uomo. Ma non era una donna che viveva di rimpianti, soprattutto nella sua attività politica: il suo motto era “sempre avanti!”, credeva nel futuro e nella lotta. Nonostante la sua vita si concluda con il suicidio, esso non rappresenta affatto una rinuncia. Non ha mai squalificato la lotta, ha sempre guardato alla rivoluzione come una certezza, a qualcosa che stava all’orizzonte e nella quale credeva. La sua fu una rinuncia personale, ma non ha mai trasformato questa disillusione dovuta ai suoi rapporti privati in un discorso generale di disillusione politica.

Eleanor spesso sfonda la quarta parete e si rivolge allo spettatore guardandolo dritto in faccia. Come nasce questa scelta profondamente politica? Come si è svolto il lavoro di selezione dei testi della vera Eleanor Marx?

I testi della vera Miss Marx sono meravigliosi e non potevo non dare alla parola un ruolo predominante. Per me era importante che certe cose le dicesse rivolta al pubblico, perché la forza di quel personaggio e della sua interprete, Romola Garai, sta nel carisma che dimostra quando si rivolge alla macchina da presa. Era importante che lei declamasse dei contenuti politici che in qualche modo ci parlano dell’oggi. Non sempre sfonda la quarta parete: a volte parla a sé stessa, rivolta al marito che dorme di fronte a lei oppure durante dei comizi. Ho scelto i testi più efficaci, più giusti e contemporanei, ma ce ne sono tanti altri altrettanto belli.

Un’altra intuizione vincente è quella di unire le immagini di repertorio alla musica dei Downtown Boys, una band marxista statunitense che partecipa alla colonna sonora con alcuni brani, tra cui la cover in versione punk rock de L’Internazionale. Inoltre le voci della cantante Victoria Ruiz e di Romola Garai, l’attrice protagonista del film, quasi si sovrappongono in una delle scene più potenti e liberatorie degli ultimi anni. Come sei entrata in contatto con la band?

La band mi è stata indicata dallo scenografo mentre eravamo ancora in fase di scrittura e me ne sono innamorata subito. Non volevo dare un effetto nostalgico usando brani rock anni ‘70 o ‘80 che magari avrebbe avuto più presa sul pubblico. Sono contenta che tu abbia notato la sovrapposizione delle voci. Se Romola Garai, che si è presentata sul set dopo aver imparato a memoria il testo della canzone, avesse solo ballato e non gridato il testo, l’impatto sarebbe stato meno forte. Ho voluto usare musica contemporanea fatta da ragazzi che hanno la stessa energia di Eleanor a 30 anni. La voce di Eleanor Marx diventa quella di Victoria Ruiz e viceversa, sono davvero felice perchè anche la musica è uno strumento politico.

Nel 2017 è uscito Il giovane Karl Marx, un film che racconta il privilegio di Marx e Engels di dedicarsi full time alla liberazione proletaria. Eleanor invece è prima di tutto una donna e come tale deve dare priorità ai doveri di cura del padre, del nipote, del marito e delle finanze di casa. Possiamo definire Miss Marx un film dall’approccio più femminista che socialista?

Non credo Miss Marx abbia un approccio femminista o socialista. I film non nascono come dei saggi letterari, sono semplicemente storie che hanno un valore politico, creano nuove consapevolezze nel pubblico e nella collettività e aiutano a vedere le cose da un punto di vista differente. Hanno un valore liberatorio, lo riconosceva anche la stessa Eleanor che considerava la traduzione di Madame Bovary per il pubblico inglese come un gesto utile e importante. Ma non ha mai pensato che Madame Bovary fosse un libro femminista. Ho sentito la necessità di raccontare quanto è complicata la vita di una rivoluzionaria, il rapporto tra rivoluzione, esistenza e morte. Questo è il tema del film, non ho voluto definire a tavolino un approccio ideologizzato. Rispetto alle parabole hollywoodiane sull’emancipazione femminile, questa è una storia più difficile rispetto a quelle alle quali il pubblico è abituato. Io credo che il cinema non debba mai essere uno strumento consolatorio ma ci deve turbare e far uscire dalla sala con pensieri nuovi. Se riusciamo a rinchiudere un film in una categoria è un film rassicurante. E il cinema non lo deve mai essere.

Miss Marx è un film che guarda al passato per parlare del presente, confermando che molto poco è cambiato dalla fine del 1800 e l’unica via di fuga dall’oppressione è la lotta. Che opinione hai delle rivolte popolari successe nell’ultimo anno, dai gilet gialli in Francia al Cile fino a quelle di Black Lives Matter in America?

Ogni fenomeno ha la sua storia dietro ed è complicato entrare nel merito e nelle motivazioni di ogni movimento. Sono ovviamente d’accordo con la scintilla di malessere che incendia queste proteste, ma dietro le lotte ci deve essere una grande consapevolezza politica e in questo i socialisti dell’epoca di Eleanor erano maestri. Altrimenti c’è il rischio che il disordine fine a sé stesso si ritorca contro le classi lavoratrici e gli oppressi, provocando una svolta autoritaria da parte di chi viene contestato. Dobbiamo tutti ripensare il mondo perché così com’è non funziona. Spero che tutti coloro che protestano prima o poi si organizzino dietro un pensiero politico alternativo capace di analizzare e trasformare la nostra società.

Eleanor Marx è una eroina rivoluzionaria che riesce a sbarcare in America per provare a salvare la classe lavoratrice oppressa. In questi mesi i supereroi americani del cinema americano vengono congelati dalle produzioni hollywoodiane in attesa di tempi migliori per tornare in sala. Come immagini il futuro del cinema e soprattutto dei cinema?

Dobbiamo tutti lottare perché il cinema continui ad esistere. In queste condizioni e con tutto quello che è successo la gente continua ad andarci, un segno del fatto che il cinema, come il teatro e ogni altra esperienza collettiva, rappresenta qualcosa di fondamentale per la natura dell’essere umano. Una condivisione che non può essere rinchiusa in quella televisiva vissuta in solitudine tra le quattro mura di casa. Arte, pensiero e politica sono fenomeni collettivi. Dentro le nostre case diventiamo solo dei consumatori e siamo vittime di una comunicazione estremamente commerciale che risponde ad altre logiche. Il cinema è un fenomeno molto più articolato e la sua condivisione è un modo per riflettere con l’altro su ciò che si vede, un esercizio fondamentale di libertà di pensiero. Il futuro non lo posso prevedere, ma spero che il cinema abbia vita lunghissima e non sia qualcosa che passa di moda. Ésopravvissuto all’avvento della tv, delle vhs e di internet, può resistere anche a questo momento di difficoltà. E poi se non si vedranno per un po’ i blockbuster americani magari ci sarà più spazio per un cinema più piccolo e più indipendente.

Pensando sempre al futuro: dopo le crisi economiche e il covid, con l’aumento delle disuguaglianze e della povertà e con il collasso climatico sempre più imminente ci sarà mai spazio per un’altra Miss Marx?

Questa è una cosa fondamentale, abbiamo bisogno di lasciarci alle spalle l’antipolitica e recuperare un pensiero consapevole e rivoluzionario. Come ho già detto, sta crescendo il bisogno di una politica vera per ripensare questo sistema. C’è e ci deve essere spazio per nuove Miss Marx, io voglio crederci.

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