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mercoledì , 8 Luglio 2020

Angela Davis, la lotta costante per la libertà

di Jessica Lopez

Angela Davis, donna, comunista, Afroamericana, ricercatrice e docente universitaria, attivista delle Pantere Nere, scrittrice, paladina dei diritti civili, ma anche secondo buona parte dell’establishment  governativo dell’epoca,  criminale e  sovversiva e perciò inserita dalla polizia nella lista dei dieci criminali più ricercati nel biennio 1970-1971.

Chi è stata veramente Angela Davis ?

Angela trasformata poi in icona Pop dai Rolling Stones  e Lennon che le dedicarono  rispettivamente “ Sweat Black Angel “ e” Angela” .

Angela  dipinta da Guttuso nel “ Funerale di Togliatti “ tra Guttuso stesso, Elio Vittorini e Jean-Paul Sartre.

Dynamite Hill

La piccola Angela nasce a Birmingham, Alabama, in un quartiere borghese afroamericano denominato Dynamite Hill per via dell’acuto conflitto razziale  presente.

 Il Ku Klux Khan era ancora particolarmente attivo  tra i Whasp ( n.d.r. white heterosexual anglo-saxon protestant) del profondo Sud Americano che tra le varie attività intraprese,  come passatempo,  non esitavano a lanciare bombe contro le case del quartiere, la cui unica colpa era essere abitate da AfroAmericani. La consapevolezza del razzismo e delle differenze di classe segna precocemente la sua infanzia come racconta in  An Autobiography  

 “ All’età di quattro anni ero consapevole che le persone incrociate per strada erano diverse ( da me )senza essere capace ancora di ricondurre la loro diversità al colore della loro pelle.

Quello che le rendeva diverse dagli abitanti del nostro quartiere era l’espressione della loro faccia, lo stare volutamente lontani da noi mentre al contempo ci guardavano in cagnesco, il loro rifiuto di risponderci quando li salutavamo dicendo buon pomeriggio.

La madre della Davis  è una funzionaria statale e attivista di un’associazione, la Southern Negro Youth Congress, influenzata dal partito comunista volto a costruire un seguito presso gli Afroamericani del Sud. Così la Davis cresce circondata da intellettuali comunisti che influenzano  il suo sviluppo.

Frequenta una scuola elementare e poi una media separata, per soli Neri, e durante il primo anno delle superiori vince una borsa di studio dell’American Friends Service Commitee, associazione volta a far frequentare a studenti afro del Sud particolarmente meritevoli scuole integrate  situate al Nord.

Angela compie quindi un salto di qualità avendo la possibilità di studiare a Nord, in un luogo in cui l’integrazione costituiva, sebbene non in modo completo, già una realtà effettiva.

Ha un’intelligenza vibrante che la porta all’università a perfezionare i suoi studi prima in Francia e poi in Germania.

In Francia studia filosofia e scrittura con Sartre e in Germania scopre la possibilità di poter essere contemporaneamente un’accademica, un’attivista, una scrittrice e una studentessa “ sotto la guida di Herbert Marcuse; lo segue quindi  nel post dottorato come allieva alla Ucla, a San Diego .

Docente alla Ucla

A Los Angeles le viene offerto un posto da docente di filosofia agli inizi del 1969.

Nel frattempo il suo ritorno in patria ha coinciso con l’assunzione di una responsabilità politica attiva, è diventa membro del partito comunista Americano, è ormai una femminista convinta e nutre simpatie per le Black Panters.

L’allora governatore della California, Reagan, cerca di farla cacciare dall’università per ben due volte, la prima volta  per via delle simpatie comuniste e la seconda per il linguaggio a suo dire inappropriato usato durante le lezioni universitarie. Non ci riesce. Entrambe le volte i giudici la reintegrano nel posto di lavoro.

Il processo, l’assoluzione e la nascita di un Mito

Il 7 agosto 1970 uno studente 17 enne, esasperato dalle lungaggini processuali che tenevano imbrigliato suo fratello, uno degli imputati e uno dei Soledad Brothers , apre il fuoco durante un’udienza ferendo un magistrato e venendo ucciso a sua volta.

Non si tratta di un semplice conflitto a fuoco operato da un delinquente qualsiasi ma un atto politico di ribellione.

Gli imputati del processo sono i Soledad Brothers, tre afroamericani incarcerati presso il famigerato carcere di Soledad, accusati di aver lì ucciso una guardia carceraria per vendetta.

Attorno ai Soledad Brothers si erano stretti numerosi movimenti e associazioni che chiedevano un giusto processo, temendo che nei confronti dei tre imputati le indagini e poi il verdetto sarebbe state pregiudicate dalla loro appartenenza ad una minoranza razziale e dalla loro affiliazione al movimento delle Pantere Nere, movimento di ispirazione marxista per la liberazione effettiva della minoranza afroAmericana oppressa.

La Davis risulta aver avuto contatti con uno dei Soledad Brothers ma soprattutto risulta essere l’intestataria della maggio parte delle armi usate durante il conflitto a fuoco.

Secondo la legge della California è quindi ugualmente colpevole.

Si nasconde presso le case di alcuni amici temendo di venire arrestata e Nixon, allora Presidente degli Stati Uniti, la inserisce nella lista dei 10 criminali più pericolosi e scatena una caccia all’uomo di proporzioni bibliche , il tutto decisamente sproporzionato rispetto al tipo di accusa che le veniva mossa

Angela viene catturata, tradotta in prigione e sottoposta anche ad un regime carcerario duro.

Resterà in carcere 16 mesi venendo dichiarata non colpevole da una giura composta da soli bianchi il 4 giugno 1972.

Mentre era in carcere è diventata famosa in tutti gli Stati Uniti e anche all’estero come esempio vivente dell’oppressione esercitata dal sistema capitalista e bianco nei riguardi di chi appartiene ad una minoranza razziale e al contempo ha opinioni politiche radicali fortemente critiche dell’assetto di potere esistente.

Angela non si piega in carcere.

Resta Comunista e Femminista.

Si adopera affinché alle compagne di prigionia venga data la possibilità di leggere dei libri e di elevarsi istruendosi.

In carcere raccoglie le idee e riflette e parte di queste riflessioni confluiranno nell’autobiografia pubblicata forse precocemente ma con il chiaro intento di dar voce alla sua versione dei fatti.

Ritengo poi impossibile comprendere la vita della Davis senza prendere in considerazione la sua bibliografia, scorrendo esso si ha  piena cognizione dei temi a lei più cari e delle battaglie per lei più dense di significato.

Vediamo quindi alcune opere :

Autobiografia di una Rivoluzionaria

“ …mi pareva che parlare della mia vita, di quello che ho fatto e di quello che mi è accaduto, tradisse una volontà di distinguersi, la presunzione di essere diversa dalle altre donne – dalle altre donne Nere – e di avere perciò bisogno di spiegare me stessa […] le forze che hanno fatto della mia vita ciò che è, sono le stesse forze che hanno formato e deformato la vita di milioni di uomini e donne del mio popolo. Di più, sono convinta che anche la mia risposta a queste forze non sia stata eccezionale […] L’unico avvenimento straordinario della mia vita non ha avuto nulla a che vedere con me come persona singola: un minimo scarto della storia, e un’altra sorella o fratello poteva diventare il prigioniero politico che milioni di persone di tutto il mondo hanno salvato dalla persecuzione e dalla morte”

A livello critico è possibile affermare che la Davis cerca costantemente di integrare gli eventi occorsi nella sua vita con il più ampio fenomeno dell’oppressione istituzionalizzata e contestualizza le varie lotte specifiche che si sono verificate o che sono state intraprese all’interno del più ampio movimento di liberazione delle masse.

Il messaggio principale della Davis è combattere e resistere andando oltre il dolore e la frustrazione che la lotta e la resistenza comportano.

Ho fatto un sogno, cambiare il mondo. La rivolta delle Pantere Nere

Si tratta di una raccolta di saggi e considerazioni dei maggiori pensatori radicali degli anni 70.

La Davis ne cura l’edizione e offre anche la sua esperienza come punto di base di una riflessione comune sull’uso della forza e della repressione come emblematico della crisi in cui versa il sistema liberale americano.

I mezzi coercitivi, la manipolazione dei fatti e il controllo delle persone riflettono il grave malessere dell’ordine sociale.

Donne, Razza, Classe

Uno dei maggiori testi del femminismo moderno veicolo di un nuovo mezzo di ricerca che interconnette i rapporti di genere, razza, classe.

Punto di partenza è uno studio storico sulla condizione delle donne AfroAmericane durante la schiavitù per sfatare un mito quello del Matriarcato Nero che aveva avuto gravi conseguenze all’interno del Movimento Antirazzista  e per mettere in luce il ruolo delle Donne nelle ribellioni contro lo schiavismo e nel movimento abolizionista.

Secondo il mito del Matriarcato Nero esso avrebbe distrutto i rapporti famigliari tradizionali e avvantaggiato le Donne conferendo loro un maggiore potere e autorità rispetto agli uomini. Questo avrebbe spiegato l’assenza di ribellione delle Donne Nere rispetto agli uomini e l’origine della crisi della mascolinità e dei rapporti famigliari afroamericani. Il mito del Matriarcato Nero e della donna Nera aggressiva e castrante avrebbero avuto una certa diffusione anche all’interno del movimento del Black Power della seconda metà degli anni 60, e nello stesso movimento delle Pantere Nere non sono mancati numerosi episodi di misoginia e prevaricazione nei confronti della donna.  Anzi la liberazione degli uomini neri dall’alienazione del razzismo istituzionale si sarebbe dovuta accompagnare ad una certa riconquista della mascolinità castrata dovuta all’inversione dei ruoli tradizionali.

La conclusione dell’analisi della Davis è  da un lato la riscoperta della storia dimenticata dei processi di ribellione e  partecipazione della Donna di colore e dall’altro una critica al movimento femminista Americano a partire dalla lotte delle suffragette fino alle prese di coscienza degli anni 60.

 Il limite del movimento femminista Americano è non prendere in considerazione la storia e la stratificazione di esperienze dei diversi soggetti in gioco .

 Ad esempio non si conosceva la storia delle sterilizzazioni forzate subite dalle Nere e dalle Portoricane e a torto le si considerava poco inclini alla lotta per il riconoscimento dell’aborto.

La libertà è una lotta costante

Si tratta di un libro di riflessione e militanza politica in cui matura il concetto di intersezionalità.

Tutte le lotte di liberazione sono interdipendenti, da quelle che prendono a oggetto le discriminazioni di classe, di genere, di razza, in base all’orientamento sessuale o alle abilità fisiche e mentali, fino all’ambientalismo e persino all’animalismo.

«È impossibile raccontare davvero quella che si ritiene la propria storia senza conoscere le storie degli altri. E spesso scopriamo che le storie degli altri in definitiva sono le nostre scopriamo cioè che i meccanismi dell’oppressione, dell’esclusione e dello sfruttamento sono gli stessi, e le lotte possono essere efficaci solo se si uniscono.»

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