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mercoledì , 23 Settembre 2020

#BCE, la pecora nera. Cosa stanno facendo le altre banche centrali

In questi giorni molto si sta discutendo delle soluzioni economiche che possono e devono essere intraprese per far fronte alla situazione forse disastrosa che il passaggio del Covid19 ci consegnerà. Andiamo quindi a vedere cosa succede nel mondo.

Di seguito un elenco delle modalità che hanno caratterizzato, in grandi linee, gli interventi di supporto che le principali banche centrali hanno fornito ai propri governi e, in particolare, ai relativi titoli di Stato:

1. La #Fed, la banca centrale americana, ha stabilito che, dati i tempi di crisi, supporterà in modo ILLIMITATO le operazioni di politica economica espansiva (aumenti del deficit pubblico) del governo federale degli Stati Uniti, acquistando senza limiti al rialzo i titoli di Stato americani. [1]

2. La #Bank of #Japan ha stabilito che, dati i tempi di crisi, supporterà le operazioni di politica fiscale espansiva (aumenti del deficit pubblico) del proprio governo in modo ILLIMITATO, acquistando senza limiti al rialzo i titoli di Stato giapponesi. [2]

3. La #Bank of #England ha stabilito che “concederà” scoperti di conto corrente di tesoreria senza alcun limite al rialzo in favore del proprio governo, al fine di supportarlo nelle sue operazioni di politica fiscale espansiva, bypassando così l’emissione di titoli di Stato al fine di evitare pressioni sulla liquidità del mercato monetario domestico. In tal senso, il supporto ai titoli di Stato della BoE, pari ad una cifra di circa 200 miliardi di sterline (cifra comprensiva anche di titoli corporate), è stato affiancato all’apertura del canale (dello scoperto di) conto corrente di tesoreria. [3]

4. La #Bank of #Canada ha stabilito che acquisterà il 40% dei titoli di Stato a breve termine emessi e collocati all’asta sul mercato primario dal proprio governo (superando la quota- limite precedentemente prefissata pari al 25%), fornendo così un maggior supporto ai titoli di Stato del proprio governo il quale dovrà spendere in deficit di più. [4]

E così via per qualsiasi altra banca centrale di uno Stato che detiene il MONOPOLIO sul potere di emettere la propria moneta (non-convertibile). Ovvero, per ogni banca centrale che supporta il governo del proprio Stato in modo implicito (o esplicito) ed illimitato.

Nel caso di Stati che operano con una propria banca centrale e che detengono il monopolio di emissione della propria moneta, esiste sempre e in modo implicito la garanzia che la banca centrale effettui regolarmente, per conto del proprio governo, i pagamenti per interessi sui titoli del debito pubblico (e che eventualmente, qualora richiesto dal detentore del titolo, effettui a scadenza il rimborso della rispettiva quota capitale).

In altre parole, in casi di sistemi monetari “normali” la garanzia sui titoli di Stato (o sul “debito pubblico”) è, quindi, permanente ed implicita, ovvero lo Stato non può essere forzato dai mercati finanziari a fare default e i tassi d’interessi sui titoli di Stato denominati nella propria valuta vengono controllati direttamente dalla banca centrale e dal Tesoro.

In aggiunta, la banca centrale di uno Stato monopolista della propria moneta non pone mai in essere alcuna condizionalità austera in cambio delle proprie garanzie (implicite e permanenti) e in cambio dei propri supporti (acquisti) illimitati (forniti in tempi di crisi) o anche per gli scoperti di conto corrente di tesoreria eventualmente “concessi”.

Semplicemente perchè queste banche centrali sono le banche dei governi del loro Stato sotto il controllo ultimo dei rispettivi parlamenti e operano per loro conto, dovendo al contempo assolvere a compiti istituzionali quali quelli legati alla garanzia della stabilità finanziaria sistemica e della stabilità del sistema dei pagamenti.

Il sostegno illimitato esteso dalle rispettive banche centrali consentirà ai governi dei Paesi sovra-indicati di deliberare e realizzare serenamente (cioè senza pressioni speculative dei mercati finanziari) tutte quelle misure di POLITICA FISCALE ESPANSIVA (i.e. di aumento del DEFICIT PUBBLICO) le quali, di per sè, consentiranno di assorbire l’impatto recessivo della crisi molto meglio e più di quanto altrimenti sarebbe accaduto se le stesse banche centrali non avessero supportato illimitatamente i propri governi e se questi ultimi non avessero adottato le suddette misure espansive.

Del resto sarebbe stato impensabile che, a maggior ragione in tempi di crisi e di una crisi, per altro, dalle dimensioni storiche epocali, le banche centrali dei Paesi sovra-menzionati non avessero fornito alcun supporto ai propri governi, in quanto, come detto, queste sono le banche (centrali) dei rispettivi Stati e opereranno sempre a sostegno dei propri governi.

A differenza di quanto molto probabilmente avverrà per la quasi totalità dei Paesi membri dell’euro-zona, a seconda dell’entità e della direzione delle misure espansive adottate, questi Paesi potrebbero perfino consentire alle proprie società ed economie di uscire dalla crisi ancora “più forti e più sane” del periodo pre-crisi (ovvero con minore disoccupazione e povertà rispetto all’inizio dell’anno).

Ora veniamo al caso a-tipico caratterizzante l’assetto istituzionale del sistema monetario dell’eurozona (il cd. “sogno”), un sistema in cui i 19 Paesi membri hanno ceduto il monopolio sulla moneta alla #Bce (cioè son diventati colonie, solo che, come sappiamo, alcuni Paesi sono molto meno colonie di altri….).

Parliamo, cioè, di quel sistema, l’euro, di “moneta senza Stato” e di una banca centrale (europea) indipendente dal potere politico-democratico dei parlamenti e governi nazionali.

Ebbene, in molti ricorderanno che il 12 marzo scorso la BCE negò agli Stati dell’eurozona il suo scudo protettivo contro la possibilità di essere costretti (dai mercati) a fare default e, quindi, il suo scudo protettivo contro la (stessa) speculazione dei mercati finanziari.

Della serie: “cara Italia (e altri Paesi dell’eurozona che iniziate a sperimentare pressioni speculative sui mercati finanziari): io non ci sono, io non “chiudo gli spread”. Ricordate?

A quel punto, con un raffazzonato ritardo, dopo diverse pressioni politiche (derivanti perfino da figure istituzionali quali il presidente Mattarella) e, soprattutto, dopo che la sua scelta di “negazione dello scudo protettivo” iniziò a generare conseguenti pressioni speculative sui mercati finanziari le quali aumentarono, a loro volta, il rischio di default di Paesi membri dell’eurozona come l’Italia, il 18 marzo la BCE si decise ad estendere la sua garanzia (“whatever it takes”) e il suo programma di supporto (soprattutto, ma non solo) ai titoli di Stato in euro i quali, però, sarebbero stati TEMPORANEI (fino a massimo il 2020) e QUANTIVAMENTE LIMITATI! Il programma di acquisto titoli si chiama “Pandemic Emergency Purchase Program” (PEPP).

NEL CASO PARTICOLARE DEI PAESI DELL’EURO-AREA (i quali hanno perduto il monopolio sulla moneta e lo hanno ceduto alla BCE), è proprio il carattere limitato e temporaneo della garanzia e del supporto della banca centrale europea ad aver già impedito al governo italiano (e non solo) di attuare in modo tempestivo e sereno tutte quelle politiche fiscali espansive nella misura più che sufficiente ad assorbire integralmente l’impatto recessivo della crisi. E, da qui in avanti, ad impedire agli stessi governi di far uscire la propria società e la propria economia “(molto) più forti e più sani” di prima rispetto al periodo pre-crisi.

In altre parole, il carattere LIMITATO E TEMPORANEO della garanzia e del supporto conferisce, a tutti gli effetti, alla BCE lo status di PECORA NERA DELLE BANCHE CENTRALI.

Come detto, questo status di pecora nera che contraddistingue la BCE implica ed implicherà che la maggior parte dei PAesi dell’eurozona, tra cui proprio l’Italia, non potrà essere in grado di evitare enormi danni sociali ed economici derivanti dalla crisi, in quanto senza garanzie e supporti illimitati e permanenti da parte del monopolista dell’euro (BCE) molti degli Stati membri riscontreranno difficoltà a realizzare serenamente e in misura più che sufficiente tutti gli interventi di politica fiscale espansiva necessari ad evitare i danni di cui sopra.

STIAMO PARLANDO DI CONCRETE IMPLICAZIONI NEGATIVE SULLE VOSTRE VITE, SULLA QUALITA’ DELLA VOSTRA VITA QUOTIDIANA, SUI POSTI DI LAVORO, SUI VOSTRI DIRITTI SOCIALI ED ECONOMICI FONDAMENTALI, SULLA VOSTRA DIGNITA’ DI CITTADINI-LAVORATORI, SULLA VOSTRA SALUTE. Sul vostro presente e sul vostro futuro.

Insomma, nel “sogno” dell’eurozona abbiamo parlato per settimane di istituzioni finanziarie (dell’austerità) quali il MES (cioè di istituzioni nate per IMPRIGIONARE ULTERIORMENTE GLI STATI CHE “DECIDONO” DI RICORRERVI NELLA MORSA DELLE AUSTERITA’ E DELLE “RISTRUTTURAZIONI DEL DEBITO” !), le quali sarebbero delle istituzioni totalmente INUTILI se solo vi fosse la GARANZIA E IL SUPPORTO ESPLICITI, ILLIMITATI, PERMENENTI E, ovviamente, INCONDIZIONATI da parte della BCE su tutti i titoli di Stato in euro.

Se la BCE fosse stata una normale percora bianca (banca centrale) nei confronti dei 19 Paesi membri, allora a quest’ora avremmo avuto un governo italiano il quale avrebbe già potuto stanziare serenamente tutti gli aumenti deliberati di spesa pubblica e le riduzioni di tasse (politiche fiscali espansive) per poter assorbire integralmente l’impatto recessivo della crisi e per poter anche condurre una gestione della crisi sanitaria diversa, dove la cd. “economia” poteva (e doveva) benissimo subordinarsi alle esigenze di prevenzione sanitaria.

Il compito di porre in essere un pavimento ai prezzi dei titoli di Stato in euro e un tetto ai tassi d’interesse può essere realizzato in modo efficace e credibile solo dal MONOPOLISTA DELLA “LIQUIDITA'” in euro, ossia dall’istituzione monetaria centrale (la BCE) la quale detiene il monopolio dei MEZZI DI PAGAMENTO FINALI in euro (riserve e banconote). Dalla BCE e solo dalla BCE, e non da un’ istituzione finanziaria come il MES la quale, a sua volta, USA, ma non emette la “liquidità” in euro.

Nell’eurozona stiamo, in buona sostenza, ANCORA a parlare di austerità, di deficit pubblico, di eurobond (questi in realtà non più), di debito pubblico, di recovery fund e quisquilie di natura contabile-finanziaria, quando in altri contesti del mondo banche centrali e governi si sono già coordinati e stanno coordinandosi per fare “tutto ciò che è necessario” per poter salvare la propria società e la propria economia.

Evitiamo, però, di dirlo ai liberisti-+europeisti che in questi giorni han cantato (la) vittoria (del nulla), dicendo “grazie Europa”, in un scenario distopico-orwelliano!

Un “sogno”, quello del sistema istituzionale-monetario dell’euro, che senza garanzia e supporto illimitati, permanenti e incondizionati da parte della BCE fornito sui e ai “debiti pubblici” di tutti gli Stati membri è sempre stato, è e sarà, piuttosto, un incubo in quanto così facendo, una volta terminata l’emergenza sanitaria (fine anno), a molti dei Paesi membri non potranno che essere imposte le solite, devastanti e distrutttive politiche di AUSTERITA’ e riforme istituzionali liberiste.

Politiche di austerità che hanno concorso a distruggere il continente europeo, che hanno minato dalle fondamenta la coesione comunitaria, la democrazia e i diritti sociali fondamentali e che la tecnocrazia europea e i Paesi del centro-nord Europa (Germania e Olanda in testa) vorrebbero imporre ancora una volta e perfino in seguito ad una crisi devastante come questa(!), appena l’emergenza sanitaria cesserà.

A dire il vero, qualora l’intervento di politica fiscale espansiva dell’anno in corso dovesse essere già di per sè comunque insufficientemente espansivo, vorrà dire che i Paesi dell’eurozona avranno anche in tal caso, in un certo senso, fatto austerità, in quanto avranno auto-vincolato (per scelta politica) la propria capacità effettiva di spesa con la quale poter assorbire integralmente l’impatto socio-economico della crisi sanitaria – anche “solo” in termini di sostegno ai redditi disponibili delle famiglie, di sostegno all’occupazione e di sostegno della capacità produttiva del Paese.

Quello dell’eurozona è divenuto oramai un incubo (altro che “sogno”), il quale meriterà così di essere disgregato, smantellato in modo possibilmente coordinato qualora la garanzia e il supporto illimitati, permanenti e incondizionati della BCE non dovessero arrivare e qualora, dunque, si dovesse continuare ad imporre ancora una volta la morte delle austerità (a emergenza finita).

Un “sogno” che potrebbe trovare la sua fine per problemi d’instabilità sociale e politica, prima ancora che finanziaria.

Instabilità sociale e politica che non sono altro che naturali conseguenze e legittime figlie dell’imposizione delle politiche di austerità come metodo (ordo-liberista) di governo.

Un’ imposizione la quale, IN ULTIMO, è legata alla condizione di pecora nera della BCE, quella condizione che le impedisce, soprattutto in tempi di crisi, di estendere garanzie e supporti espliciti, illimitati, permanenti e, ovviamente, incondizionati a tutti gli Stati membri e lasciare così che la politica ribalti, modificandolo, l’approccio di politica fiscale all’interno dell’Unione Monetaria.

Dopo gli ultimi due mesi di interventi della BCE e di accordi definiti dalle altre istituzioni europee e dai governi dei Paesi membri sembra sempre più difficile che sarà possibile salvare l’euro dalle sue contraddizioni istituzionali interne.

Non ci toccherà che attendere i risvolti futuri.

Redatto da FEF Accademy

Fonti.

[1] Vedi qui: https://www.cbsnews.com/…/federal-reserve-quantitative-eas…/

[2] Vedi qui: http://amp.ilsole24ore.com/pagina/ADLyWwM

[3] Vedi qui: https://www.theguardian.com/…/bank-of-england-to-finance-uk…

[4] Vedi qui: https://www.poundsterlinglive.com/…/13114-pound-canadian-do…

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