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mercoledì , 8 Luglio 2020

Il dibattito nell’eurozona è tutto un delirio isterico Da “Economia Della Terra Piatta”. Una prospettiva nuova e diversa: i corollari della MMT

Riproduciamo l’articolo di Domenico Viola (FEF Academy) originariamente pubblicato su https://www.nuova-direzione.it/2020/04/17/il-dibattito-nelleurozona-e-tutto-un-delirio-isterico-da-economia-della-terra-piatta-una-prospettiva-nuova-e-diversa-i-corollari-della-mmt/

Al contrario di quanto stia avvenendo nei principali Paesi del mondo, le istituzioni europee, dalle cui scelte politiche dipendono le nostre vite direttamente e in modo rilevante, stanno focalizzandosi e si focalizzano prima di tutto, anzi esclusivamente, su ridicole questioni contabili, su dei numeri (sui “soldi” appunto) e non alla vita, alla salute e all’ “economia reale” che interessa la quotidianità, i diritti fondamentali e il benessere vero della gente.

Come ci spiega la MMT (Modern Money Theory), non esistono limiti, vincoli di natura finanziaria per il governo di uno Stato che emette la sua moneta non-convertibile.

Ovverosia non esistono limiti nella sua abilità di spesa (pubblica) e limiti nella sua abilità di onorare sempre e all’occorrenza le impegnative finanziarie di pagamento sulle proprie passività (“debiti”), denominate nella sua unità di conto monetaria.

Piuttosto, uno dei principali corollari della MMT afferma che gli unici limiti che davvero esistono per un governo di uno Stato che ha il “monopolio della propria moneta” sono i limiti dati dalle risorse reali presenti in un determinato Paese (nonché nel mondo). Per risorse reali parliamo, in particolar modo, di forza lavoro e di risorse naturali (materie prime), ovvero degli unici veri “fattori produttivi” (o input della produzione), e parliamo anche di quei beni strumentali, intermedi e di consumo vari che escono dal processo produttivo (output).

In particolare, la MMT ci spiega che, per un governo il cui Stato detiene il “monopolio della (sua) moneta non-covertibile”[1]:

i) non si applica il concetto di vincolo (finanziario) di bilancio

(così come comunemente inteso ad esempio per un soggetto del settore privato quale una famiglia e/o un’azienda, i.e. in un sistema monetario “sovrano”, lo Stato NON è come una famiglia o come un’azienda in termini di logiche finanziarie, di logiche di finanziamento e di “capacità di pagare”);

ii) non è mai possibile “finire i soldi”;

iii) è sempre possibile onorare le sue impegnative di pagamento su debiti denominati nella sua unità di conto monetaria;

iv) è possibile fissare i tassi d’interesse ad un livello desiderato su tutte le sue passività (pubbliche) emesse nella propria unità di conto monetaria

(i.e. i tassi d’interesse di politica monetaria e i tassi d’interesse su qualsiasi passività pubblica a tempo o datata del governo, come ad esempio i titoli di Stato, non sono determinati dai mercati finanziari privati, ma dalla banca centrale, nel nostro caso la Bce, e anche dal Tesoro nel caso dei titoli di Stato);

Da una prospettiva post-keynesiana, istituzionalista e della MMT, sappiamo che la moneta non è mai stata e non può essere una risorsa materiale e naturale scarsa, ed uno Stato che ha il monopolio sull’emissione della propria moneta non-convertibile non può mai e poi mai “finire i soldi”, da “MONOPOLISTA della moneta” non ha bisogno di procacciarsi la “moneta” da nessun’altra parte prima di poter spendere e, certamente, non può essere costretto dai mercati finanziari a fare default sui suoi debiti denominati nella propria unità di conto monetaria (non convertibile).

Insomma, le attenzioni delle istituzioni europee, dei governi nazionali e di tutto il dibattito politico e pubblico dovrebbero piuttosto concentrarsi su altri aspetti quali quelli legati alla mobilitazione di risorse reali, tenuto conto dei vincoli in tal senso esistenti, e non di certo su aspetti contabili e finanziari quali il deficit e il debito pubblico, i “soldi”, il MES e gli eurobond.

A parte il fatto che, come spiega anche la MMT, i deficit e i debiti pubblici sono variabili altamente al di fuori del controllo dei governi (gli economisti direbbero che sono una variabile ampiamente endogena), il bilancio dello Stato e della banca centrale, ovvero le leve di politica fiscale e di politica monetaria dovrebbero fungere sempre, a maggior ragione in una crisi come questa dalle dimensioni epocali(!), come quegli estintori, idranti e strumenti volti a spegnere TEMPESTIVAMENTE e in misura PIU’ CHE SUFFICIENTE gli incendi di tutte le emergenze possibili, da quelle sanitarie, a quelle sociali ed economiche e a ripararne in misura adeguata i danni reversibili.

Adottando, quindi, la prospettiva economica della MMT, alternativa a quella mainstream (ovvero alternativa alla visione “neoclassica-liberista”), capiamo perchè il dibattito all’interno dell’eurozona su MES, eurobond, deficit pubblici e debiti pubblici sia un dibattito isterico-delirante.

Non a caso, un dibattito di questo genere su questioni contabili-finanziarie – ad oggi esistente, lo ripetiamo, SOLO nei Paesi dell’eurozona rispetto a quanto non accade nelle maggiori realtà socio-economiche del mondo (vedi, ad esempio, Usa, Uk, Cina e Giappone) – è paragonabile ad un dibattito sulla scelta se costruire o meno una strada partendo dal presupposto della scarsità di numeri e di unità di misura (in questo caso i chilometri) con i quali segnare la lunghezza della strada.

Un dibattito che, dunque, partirebbe da presupposti infondati, illogici e assurdi (“terrapiattistici” insomma), e che verterebbe su dei quesiti altrettanto illogici e assurdi.

Per quanto riguarda i presupposti di fondo, nel caso del nostro esempio, questi sarebbero relativi all’idea che “i numeri e le unità di misura sono scarsi”; a tal proposito l’analogia è quella con i presupposti terrapiattistici sui quali si basa il dibattito attuale quali, ad esempio, “i soldi sono una risorsa (presente in natura in forma) scarsa”, “lo Stato è come una famiglia (o un’azienda)” o “il debito pubblico è come un debito privato che un padre di famiglia lascia ai propri figli e che questi dovranno ripagare con sacrifici futuri” e così via.

Dall’altro lato, i quesiti centrali e di fondo sui quali si baserebbe il dibattito sulla costruzione della strada sarebbero rinvebili nella seguenti domande: “Cosa facciamo di fronte alla necessita’ di costruire questa strada? Abbiamo abbastanza numeri e unità di misura (km) per poter permetterci di costruire la strada? Non è che poi lasciamo un debito alle future generazioni in termini di km “spesi”?”. Quando la domanda dovrebbe piuttosto essere la seguente: “abbiamo sufficienti RISORSE REALI, quali forza lavoro, materie prime, materiali e attrezzature, per poter costruire la strada?”

In poche parole, il dibattito che si sta svolgendo nell’eurozona da più di un mese, di fronte alla devastazione della crisi sanitaria ed economica, è un dibattito il quale si fonda su dei presupposti a dir poco assurdi e su dei quesiti altrettanto ridicoli.

Il dibattito non dovrebbe minimamente vertere su questioni contabili-finanziarie, ovvero istituzionali, quali il deficit pubblico, il debito pubblico, la garanzia e il supporto incondizionato e illimitato della banca centrale (europea), gli eurobond e/o il MES (ovvero se fare altre austerità o meno!).

Piuttosto, il dibattito dovrebbe concentrarsi su come dovrebbe muoversi la PIANIFICAZIONE PUBBLICA NELL’AMBITO DELLA POLITICA ECONOMICA al fine di provvedere all’immediata selezione della tipologia e modalità di MOBILITAZIONE di tutte le RISORSE REALI (materiali, strutture, macchinari, attrezzature e personale medico-sanitari e non), necessarie e funzionali a poter garantire:

i) la prevenzione, la cura e la sicurezza sanitaria (il che richiede, anche, che gli ospedali pubblici non costituiscano come avviene ora(!), dei potenti veicoli di ulteriore trasmissione del contagio rischiando, così, di minare gli sforzi contenitivi della quarantena),

ii) le necessarie scoperte immediate e universalmente accessibili nell’ambito della ricerca scientifica contro il covid-19 e quindi, nell’ambito delle cure farmacologiche (dai farmaci anti-virali ai vaccini) e

iii) la sopravvivenza serena e dignitosa nel periodo di quarantena e di emergenza sanitaria (fornitura di beni e servizi fondamentali quali cibo, medicinali, attrezzature e macchinari medico-sanitarie e altri servizi fondamentali – evitando colli di bottiglia o contrazioni dell’offerta dagli effetti sociali e umani potenzialmente nefasti, e contrazioni dell’offerta che potrebbero portare anche a successive spinte inflattive);

Il focus della politica economica e della relativa pianificazione pubblica dovrebbe così essere quello di programmare la MOBILITAZIONE, non di risorse finanziarie, ma di tutte quelle RISORSE REALI necessarie per poter superare la crisi sanitaria nel migliore dei modi possibili, partendo dal presupposto logico di fondo che ciò che noi chiamiamo “moneta” non può mai e poi mai essere una risorsa materiale presente in natura in forma scarsa!

Ciò è vero in quanto la cd. “moneta” non è altro che un’istituzione, l’unità di conto con la quale misuriamo registrazioni contabili di rapporti sociali di debito-credito all’interno delle nostre giurisdizioni, ovvero una passività a vista (che si tratti di riserve o di banconote) emessa da un’istituzione centrale (nel nostro caso la BCE), denominata in una data unità di misura monetaria (nel nostro caso euro), e che, funge come mezzo di pagamento finale con il quale regolare i rapporti di debito-credito.

L’altro punto da tenere in mente e al quale badare tempestivamente nella fase più acuta dell’emergenza epidemiologica, ovvero nel periodo di quarantena, è quello relativo al sostegno dei prezzi degli asset reali e finanziari delle imprese, banche e istituzioni finanziarie non bancarie e al sostegno dei redditi disponibili delle famiglie ad un livello di dignità economica e morale (ad esempio, 1000 euro al mese da affiancare anche a misure di sostegno dal lato degli affitti e delle bollette per utenze varie).

Anche qui, il sostegno dei prezzi degli asset finanziari e reali (ovvero della capacità produttiva) e dei redditi disponibili delle famiglie dei lavoratori richiede l’utilizzo di strumenti di bilancio, contabili-finanziari che, pertanto, rendono quest’ultima criticità come la più semplice da affrontare rispetto ai primi tre problemi e criticità sovra-menzionati i quali, al contrario, possono benissimo portare con sè vincoli stringenti dal lato delle risorse reali coinvolte, come già sta avvenendo, ad esempio, per le catene globali dell’offerta di cibo e per la produzione e distribuzione massiccia, ad esempio, di DPI e di materiali utili ai test clinici.

Come detto, il dibattito su garanzia BCE, eurobond e MES, deficit pubblici e debiti pubblici non trova sponda da nessun’altra parte del mondo, in quanto e nella misura in cui da nessun’altra parte del mondo sono stati posti in essere dubbi sul fatto che i governi debbano attuare tempestive e massicce politiche fiscali espansive (aumenti deliberati della spesa pubblica in deficit) e che le banche centrali debbano supportare e sostenere in misura illimitata e a tempo indeterminato le azioni dei propri governi e parlamenti (se non a tempo indeterminato comunque a più lungo termine del solo periodo di emergenza sanitaria come stabilito, invece, dalla BCE nell’ambito del suo altrettanto limitato programma PEPP di acquisto titoli obbligazionari).

Nessun Paese al di fuori dell’eurozona si è posto il dubbio e ha posto il dubbio che questioni di natura contabile e finanziaria, ovvero istituzionali, possano bloccare e rendere magari relativamente insufficienti le misure che i governi e banche centrali devono implementare durante e dopo la crisi sanitaria.

Il dibattito sulla politica economica all’interno dell’eurozona è, così, un dibattito a dir poco isterico e per noi delirante.

Adottando la prospettiva della MMT riusciamo a smascherare e a rigettare i falsi miti della visione economica terrapiattista (neoclassica-liberista) quali, ad esempio, “la moneta è una risorsa scarsa”, “lo Stato è come una famiglia e dipende dai mercati finanziari per le sue necessità finanziari”, “il debito pubblico è come un debito privato lasciato alle future generazioni”.

Da qui comprendiamo che il dibattito non deve focalizzarsi su a-scientifici e infondati presupposti di base che evocano inesistenti vincoli di natura finanziaria, quando piuttosto deve focalizzarsi su considerazioni relative alla MOBILITAZIONE di quelle RISORSE REALI (queste sì) scarse con le quali poter affrontare problemi relativi alla sfera della i) prevenzione, cura e protezione sanitaria, ii) della ricerca scientifica e iii) del coordinamento della produzione e distribuzione di beni e servizi fondamentali (quali, soprattutto, quelli agro-alimentari e medico-sanitari).

Quanto detto vale ancora di più se pensiamo proprio agli esempi di altre banche centrali quali la Fed, la Bank of England, la Bank of China e la Bank of Japan, ad esempio, e dei rispettivi governi i quali hanno dimostrato che, per governi che operano in coordinamento con le proprie banche centrali nazionali, le risorse finanziarie non sono mai e affatto di per sè scarse e che sia assolutamente evitabile, quindi, che questioni di natura contabile e finanziaria possano ritardare e rendere relativamente insufficienti, inadeguate le risposte alla crisi di politica economica dei governi e di politica monetaria delle banche centrali!

Oseremmo dire che il dibattito sulla politica economica nell’eurozona è, a tutti gli effetti, un dibattito da “economia della Terra piatta”, fondato sui presupposti e corollari della teoria economica neoclassica (mainstream) nella sua versione (ordo-)liberista sulla quale, a sua volta, si fonda l’architettura istituzionale dell’Unione Monetaria Europea (euro).

Come scrivono i professori Randall Wray e Yeva Nesisyan:

“[…] è stato un errore di policy tenere l’economia al di sotto del pieno impiego prima che questa crisi colpisse nella credenza che la spesa pubblica fosse limitata da vincoli finanziari.

In modo ironico, i limiti reali affrontati dal governo prima della pandemia erano di gran lunga meno vincolanti rispetto ai limiti affrontati dopo che il virus ha portato un’enorme parte della nostra capacità produttiva ad un arresto. Speriamo che questa pandemia ci insegnerà che in tempi normali dobbiamo costruire le nostre provvise, le nostre infrastrutture e le nostre istituzioni per essere ingrado di affrontare le crisi. Non dovremmo aspettare che arrivi la prossima crisi nazionale per vivere fino ai nostri mezzi.” (Wray e Nersisyan, “Siamo tutti MMTers ora? Non così in fretta”)

A voi le conclusioni.

Note.

[1] Per uno Stato che ha il “monopolio della propria moneta non-convertibile” intendiamo uno Stato il cui governo ha una propria banca centrale la quale opera in coordinamento e all’unisono con il Tesoro, ed uno Stato che mopolisticamente emette una moneta che sia non-convertibile a tassi di cambio fisso con alcun metallo prezioso e con altre monete straniere. Uno Stato del genere che è sovrano, monopolista delle propfia moneta non-covertibile è uno Stato il cui governo:

i) sceglie l’unità di conto monetaria (valida come unità di misura dei debiti e crediti all’interno della propria giurisdizione);

ii) impone tasse e altre obbligazioni di pagamento in suo favore (come tariffe, multe eccetera), denominandole nella sua unità di conto monetaria;

iii) spende e tassa solo nella propria unità di conto monetaria (scelta sovranamente nella propria giurisdizione);

iv) emette valuta (riserve, banconote e monetine) e altre passività (e.g. titoli di Stato) solamente nella proprio unità di conto monetaria;

v) non promette di convertire le proprie passività denominate nella propria unità di conto ad un tasso di cambio fisso con “valuta straniera”;

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