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mercoledì , 23 Settembre 2020

Lo Sport in Italia, tra riconoscenza e indifferenza

di Marcello MARTENA

L’importanza dell’attività fisica è nota all’uomo sin dall’antichità. Le
popolazioni primitive, costrette a cacciare e difendere il territorio si accorsero ben
presto che agilità e forza fisica richiedevano applicazione e ripetizione, in sostanza
allenamento. Sin dalle prime civiltà, il concetto di attività fisica si legò a quello di
benessere e alimentazione, trovando massima espressione nella Grecia di Edorico (V
secolo a.C.), medico e sportivo che lasciò numerosi scritti a riguardo.
Oggigiorno sport e salute rappresentano un binomio inscindibile. Innumerevoli
ricerche scientifiche hanno ormai dimostrato l’innegabile azione dello sport sulla
salute e il benessere dell’uomo.
Praticare attività sportiva riduce l’insorgenza di tumori al seno, all’utero e alla
prostata, grazie alla moderazione del metabolismo ormonale. Maggiore movimento
comporta minori livelli di glicemia e quindi d’insulina nel sangue. Essendo una
sostanza altamente infiammatoria, l’insulina è complice di diabete, stress ossidativo,
dolori diffusi e malattie cardiovascolari (come ipertensione. Ictus e infarto).
Allenarsi regolarmente migliora sensibilmente la qualità della vita, favorisce il
funzionamento dell’apparato cardio-respiratorio, rinforza il sistema immunitario, per
non dimenticare la diminuzione dell’obesità e i benefici psicologici legati al
dimagrimento nonché al miglioramento dell’umore, procurato dal rilascio di
endorfine. Ma di quanto sport abbiamo bisogno per garantirci salute e
benessere? Secondo i pareri maggiormente accreditati sembrerebbe che un adulto
necessiti di almeno 45 minuti di camminata veloce (a bassa intensità cardiaca) o
30 minuti di corsa (o comunque allenamento ad alta intensità cardiaca).
Il consumismo selvaggio di ultima generazione vede il mondo preda di realtà
come Netflix, Amazon e Just Eat. La rete ci ha collegati, più o meno
consapevolmente, ad una sorta di Matrix che ci rende spettatori inermi delle
nostre vite: Ordiniamo cibo a domicilio, facciamo shopping online e viviamo le
emozioni attraverso i personaggi delle serie tv .
Oltre 23 milioni di italiani vivono una vita sedentaria (più di 1 su 3); dato
in aumento, soprattutto se consideriamo che, nel nostro Paese, il tasso di anzianità
cresce di anno in anno. Il responsabile degli affari europei dell’associazione “Sports
and Citizenship”, durante un convegno a Bruxelles, ha reso noto che la sedentarietà
di 210 milioni di cittadini europei incide sui costi sanitari e sociali per 80
miliardi di euro. Conti alla mano, la ricaduta sul bilancio italiano è poco meno di 9
miliardi di euro.
La Spesa italiana per lo Sport è cresciuta dal 2003 al 2007, passando da 610
milioni di euro a 877 milioni di euro; per poi diminuire progressivamente fino a 412
milioni euro nel 2019 (bilancio preventivo CONI 2019); solo briciole per l’attività
sportiva nella Scuola e nell’Università (circa l’1%). Ma è davvero giusto parlare di
“spesa” o sarebbe forse più corretto parlare di investimenti, quando parliamo
di Sport?
Il Libro Bianco dello Sport, documento sull’impatto dello sport sulle politiche
UE, evidenzia la presenza di una correlazione tra PIL e Spesa per lo Sport. In
Italia, lo sport ha grande rilevanza sul bilancio dello Stato, con un giro d’affari pari
all’1,7% del Pil, 25 miliardi di euro; 53 miliardi se consideriamo la produzione
diretta e indiretta da esso attivata. Tuttavia, quasi il 90% del finanziamento allo
sport è sostenuto, nel nostro Paese, da aziende e famiglie, per la pratica di attività
sportiva.
Sotto l’attento monitoraggio del CONI esistono oggi in Italia, circa 70 mila realtà
associative, la maggior parte delle quali sotto la forma di Associazioni o Società
Sportive Dilettantistiche (ASD e SSD), che contano 5 milioni e 650 mila tesserati,
L’Italia riconosce la rilevanza dello Sport anche attraverso una serie di leggi,
trattamenti tributari e contributi sociali che di fatto consentono alle ASD e SSD
di riempire il vuoto lasciato dallo Stato sia nella promozione e diffusione dello
sport e dei suoi valori che nella gestione e riqualificazione d’impianti pubblici, in
forma concessoria. Questi nuclei associativi e i loro dirigenti\amministratori devono
però confrontarsi e spesso scontrarsi con la complessità della burocrazia italiana, tra
norme igieniche, sanitarie, in materia di sicurezza antincendio e nei luoghi di lavoro,
con tanto di responsabilità civili e penali. Molti oneri e nessun onore, considerando la
natura no-profit delle stesse. In Italia non esiste una vera legge generale sullo
Sport, per questo non di rado gli organi di controllo non hanno gli strumenti per
comprendere e contestualizzare le situazioni che si trovano a verificare. Ma quali
sono nello specifico le principali agevolazioni rivolte alle Società e Associazioni
Sportive Dilettantistiche (SSD e ASD)?
• Legge 398/91: Regime agevolato, anche ai fini IVA;
• Art. 90 legge 289 del 27/12/2002 – art.67 comma 1 lettera m. e 69 del DPR
917 del 22/12/1986 (TUIR): Agevolazioni per collaboratori sportivi e
gestionali-amministrativi.
Quando parliamo di Sport Dilettantistici, non possiamo parlare di “lavoro”; è
per questa ragione che le indennità di trasferta, i rimborsi forfetari, i premi e i
compensi dei collaboratori sportivi vengono considerati “redditi diversi”. Nella
fattispecie, questi redditi non prevedono una contribuzione obbligatoria ai fini
previdenziali; inoltre il reddito non concorre nel limite dei familiari a carico fino a 10
mila euro. Non è prevista dichiarazione dei redditi. Insomma, una vera e propria
singolarità che sfugge a tutte le logiche a cui il sistema dei controlli è abituato e
sempre più SSD e ASD soccombono, a causa di questa incertezza normativa.
Secondo Sport-Italia 2020 il mondo dello Sport, soprattutto quello
Dilettantistico, conta 170 mila collaboratori e circa 840 mila volontari; questi
ultimi impegnati per una media di 5 ore settimanali paragonabili all’impiego di 105
mila risorse full-time.
Tra i settori maggiormente colpiti dall’emergenza Covid-19 ci sono
indubbiamente le realtà sportive: A causa delle loro caratteristiche fortemente
aggregative, palestre, piscine e impianti sportivi d’ogni tipo e dimensione, insieme
alle scuole, sono stati i primi a chiudere e, molto probabilmente, saranno gli ultimi a
ripartire. Ad aggravare questa situazione emerge un dato ancora più sconcertante. Tra
le misure messe in campo dal Governo, nel Decreto “Cura Italia” (Art. 96), è
riconosciuta un’indennità di 600 euro per ciascun collaboratore sportivo, a patto
che non percepisca altri redditi da lavoro, “nel limite massimo di 50 milioni di euro
per l’anno 2020”. Parliamo dunque circa 83 mila domande (poco più di un
collaboratore per ASD\SSD). Sarà Sport e Salute S.p.A. a raccogliere le domande,
tuttavia, aggiungendo incertezza all’incertezza, tempi e modalità di presentazione
sono rinviate a 15 giorni dall’entrata in vigore del Decreto (data non perentoria).
Assisteremo a un Click day o una lotteria?
Strategico dal punto di vista sociale, sanitario ed economico, capace di
autofinanziarsi, lo Sport, con i suoi operatori, dovrebbe essere tra i primissimi punti
dell’agenda di un Governo serio e competente. Ciononostante, sarebbe già una
conquista se non fosse fanalino di coda.

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