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martedì , 4 Agosto 2020

La rivoluzione ignorata: tra passato e futuro

di Marcello Martena

Tutti i giorni siamo bombardati da messaggi e immagini che ci proiettano nel fantascientifico mondo della quarta rivoluzione industriale; tra intelligenze artificiali, blockchain, criptovalute, biotecnologie e robotica. Ciononostante la tanto attesa Industria 4.0 stenta a decollare, soprattutto in Italia, al trentunesimo posto per competitività. Oltre il 50% degli italiani non ha competenze digitali di base mentre le imprese ad elevato livello di digitalizzazione sono meno del 5%. È tutta colpa dell’eccessiva complessità che spaventa le imprese italiane o è possibile che le cause siano da ricercarsi altrove? In entrambi i casi, questa è la prima rivoluzione industriale annunciata con prepotenza prima ancora di avvenire.

Dalla nascita del motore a scoppio, che segna l’inizio della seconda rivoluzione industriale, abbiamo assistito a processi di globalizzazione e sfruttamento delle fonti fossili. Il capitalismo selvaggio e l’egemonia dei mercati hanno prosciugato le risorse del pianeta, impoverendo (se non cancellando) il ceto medio e trasferendo sempre più ricchezza nelle mani di pochi.

Molto presto le fonti fossili saranno completamente esaurite e con esse diverranno obsolete le tecnologie, le infrastrutture e i modelli industriali con esse interconnessi. Gli ultimi 50 anni hanno visto il mondo intero contendersi, a suon di conflitti armati, guerre economiche e commerciali, le riserve fossili; l’intera economia globale è fortemente legata all’accaparramento delle fonti fossili. Allora c’è da chiedersi, come può avvenire una quarta rivoluzione industriale se siamo ancora fermi alla seconda?

L’assetto verticistico legato a giacimenti di petrolio, carbone e gas naturale deve adesso fare i conti con la nuova “democrazia solare” che minaccia di ridistribuire la ricchezza. Non è possibile, almeno per il momento, possedere il sole infatti.

L’Europa ha un altissimo livello di dipendenza energetica. Al primo posto l’Italia, dipendente per il 78,6% da paesi come Russia, Algeria e Libia. Eppure, anziché investire in ricerca e sviluppo, redigere un piano energetico trentennale sostenibile, l’Europa ha continuato a siglare trattati internazionali, come quello per la realizzazione del gasdotto TAP, con Paesi come l’Azerbajian, sulla black list di Amnesty International a causa di continue violazioni dei diritti umani. Ma la terza rivoluzione industriale rivendica con prepotenza il proprio posto nel mondo. I cambiamenti climatici causati dai gas serra hanno raggiunto livelli emergenziali tali da richiedere l’attuazione immediata di misure alle quali non siamo preparati. La società globale è rimasta ancorata al passato, resistendo al cambiamento convinta di avere più tempo.

Nell’ultimo decennio la Germania, ben interpretando il profondo cambiamento in atto, ha favorito lo sviluppo di cooperative di persone e piccole e medie imprese che oggi producono oltre il 90% dell’energia verde del Paese. Anche in questa circostanza l’Italia non perde occasione per essere fanalino di coda, nonostante grazie alla sua posizione geografica sia stata definita, dall’economista Jeremy Rifkin, “Arabia Saudita delle rinnovabili”. Così, nonostante il grande potenziale, il nostro Paese continua a tenere in piedi strutture altamente impattanti per l’ambiente e per la salute di cittadini e lavoratori, con ulteriore danno economico per l’aumento dei costi sanitari e sociali. Un governo di centro-sinistra avrebbe il compito di traghettare l’Italia verso un progresso democratico di questo tipo. È precipuo compito della sinistra farsi carico delle istanze progressiste e ambientali. Non è più sufficiente scriverlo nei programmi elettorali, puntualmente disattesi e spesso stravolti nelle azioni di governo.

Nella nascente sharing economy, vediamo contrapporsi la società occidentale individualista e spoglia dei propri valori e quella orientale predisposta, anche per motivi religiosi, a valori collettivi di comunità.

L’emergenza Covid-19 ha messo in evidenza le criticità della società odierna. Il clima di paura e incertezza favorisce atteggiamenti di chiusura al mondo, bisogno di protezione e ritorno al passato. Destre e populisti interpretano alla perfezione tutto questo. Saremo in grado di costruire una democrazia globale attraverso valori e ideali liberi dalle trappole del passato ma capaci di guidarci verso il futuro?

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