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venerdì , 5 Giugno 2020
immagina tratta da www.ilsocialista.com

ALCUNI STRUMENTI PER SUPERARE LA CRISI E IPOTIZZARE IL FUTURO: IL SOCIALISMO “TRIMESTRALE”

di Michael Egidi

Premessa: ce lo hanno detto in tutti i modi, ne abbiamo percepito le diverse sfaccettature e ormai lo abbiamo capito chiaramente, siamo in guerra.

C’è però un aspetto, in questa asserzione, che dobbiamo tenere a mente: nei periodi bellici che abbiamo conosciuto fin qui, assistevamo ad una totale conversione industriale. Tutto il comparto produttivo della nazione si focalizzava e veniva mobilitato per permettere al paese di foraggiare il proprio esercito. Nella guerra che stiamo combattendo ora, contro questo nemico invisibile (di cui però conoscevamo le fattezze e la probabile venuta, ma questa è un’altra storia…), non c’è invece alcuna chiamata alle armi, anzi. Siamo in piena smobilitazione.

Tutto, necessariamente, è fermo, paralizzato dalla paura. E in questo blocco totale, sono saltati gli schemi. I paradigmi e i dogmi del mondo che conoscevamo, quei muri invalicabili delle teorie politico-economiche su cui si reggeva il nostro sistema, si sono sgretolati nel giro di poche settimane. La strada maestra, non è tracciata.

Si aprono scenari straordinariamente inauditi, praterie vastissime di sperimentazione sociale, politica ed economica. È quindi questo l’esatto momento, toccato in dote alla nostra generazione come mai a quelle precedenti, in cui iniziare a ragione su binari differenti, su una diversa narrazione.

Ci hanno sempre raccontato, addirittura fino a pochi giorni fa (ricordate le parole della Lagarde sullo spread?), che questo sistema, fatto di vincoli, patti di stabilità, bilanci e debiti, non solo fosse l’unico possibile, ma anche che, per poter migliorare, necessitasse di tempo e risorse.

E poi, d’un tratto, quel tappo che ci precludeva la possibilità di pompare liquidità nel nostro sistema è saltato. La Lagarde stessa, con una giravolta degna della miglior Carolina Kostner, ha tirato fuori l’artiglieria pesante: un bazooka di 750 miliardi da investire subito nell’acquisto di titoli di stato. Infine – la notizia di minor risalto mediatico, ma di maggior importanza nel mostrarci quanto il nostro sistema stia evolvendo rapidamente – il Governo ci ha mostrato come, quando c’è la volontà politica, l’autoregolamentazione del mercato nell’allocazione delle risorse, sia solo una fiaba.

Se ne stanno rendendo conto tutti, e in tanti hanno iniziato ad avanzare richieste che sembravano impossibili fino a qualche tempo fa. Mi è capitato tra le mani un appello dell’ETUC/CES (la Confederazione Europea dei Sindacati), dello scorso 19 marzo, in cui si chiede alla Commissione Europea di prendere immediatamente provvedimenti drastici, per bloccare la crisi economica, e per mettere definitivamente mano al processo di evoluzione della Governance politico-economica dell’UE. Tra l’azzeramento dei tassi d’interesse, lo sblocco dei canali di liquidità monetaria e la sospensione immediata delle borse, due sono le richieste di primaria importanza avanzate dall’ETUC: la revisione completa del quadro fiscale europeo, e la possibilità di considerare l’adozione di una misura straordinaria come l’“helicopter money”.

Chiaramente nessuno di noi si immagina di veder volare sopra le nostre teste un dirigibile che rovescia banconote sulla folla, in perfetto stile La casa di carta. Qualcuno però, ha pensato ad un modello diverso di distribuzione del contante nelle tasche di cittadini e imprese, che in molti ormai hanno definito “reddito di quarantena”.

Partendo dalla proposta avanzata dall’economista bocconiano Gianmario Cinelli, ipotizziamo come potrebbe funzionare davvero.

Secondo le stime ISTAT relative al 2019, in Italia ci sarebbero poco meno di 60milioni e 360mila residenti (con una consistente diminuzione al primo gennaio 2020). Di essi, i maggiorenni sarebbero all’incirca 50 milioni e 681 mila. Cinelli ci spiega che, sempre l’Istat, considera, per ogni famiglia, una spesa media di 751 euro mensili. Scostandoci un minimo dal suo ragionamento, ipotizziamo che, nella fase in cui ci troviamo in questo momento, lo Stato italiano decidesse di bloccare ogni spesa non relativa ai consumi, ovvero mutui, affitti, leasing, obbligazioni, tutti i tributi nonché ogni voce aziendale, e che, contestualmente, sempre lo stesso Stato si impegnasse a versare mensilmente nelle tasche di ogni residente maggiorenne della nostra penisola, per un intero trimestre, la fantomatica somma di 751€.

Ciò significherebbe, per il bilancio statale, accollarsi una spesa di circa 38.060.989.412€ al mese, che moltiplicata per tre mesi, fa poco più di 114 miliardi. Un importo sostenibile, se pensiamo che il Governo sospenderebbe contestualmente le spese correnti relative al costo dei dipendenti pubblici (28,9 miliardi), delle pensioni (49,1 miliardi) e del reddito di cittadinanza (1,8 miliardi), risparmiando complessivamente 79,8 miliardi, milione più, milione meno.

Significherebbe permettere davvero a tutti (o meglio, a quelli che un tetto ce l’hanno) di #restareacasa, bloccando finalmente il contagio, e bloccando anche questa stupida caccia allo sportivo che nella corsetta solitaria diventa untore, mentre solo in Lombardia circa 300mila persone hanno fin qui continuato a muoversi per recarsi a lavoro.

Significherebbe salvare le famiglie, le quali, oggi, per sopravvivere a questa crisi, stanno intaccando i risparmi di una vita, senza la certezza di cosa ne sarà di loro, quando anche quelli si esauriranno.

Significherebbe salvare le aziende, i cui titolari beneficerebbero dello stesso reddito, e avrebbero il credito necessario a far ripartire normalmente la produzione al termine del lockdown, senza doversi ulteriormente indebitare o peggio licenziare i propri dipendenti.

Ma soprattutto, significherebbe ipotizzare, per un intero trimestre, un mondo completamente diverso.

Chiudete gli occhi, e immaginate un paese in cui ogni persona si alza al mattino (o quando deve, secondo il proprio ciclo vitale), prepara la colazione, magari porta i figli a scuola, magari passa a comprare il giornale e a pagare le bollette, e se ne va a svolgere le proprie mansioni quotidiane, senza alcun assillo riguardo le rate scadute, senza la preoccupazione per la fine del mese, noncurante delle privazioni che scattano a causa di quel cazzo di contratto da precario (se non sei direttamente a nero), o per la partita iva, per cui non puoi permetterti di ammalarti, altrimenti finisci sul lastrico. Ora aprite gli occhi, e rendetevi conto che, a parte per l’obbligo di restare in casa, tutto il resto non è più utopia, ma una concreta possibilità, per i prossimi tre mesi.

Una sorta di socialismo reale a portata di mano, in un mondo che riscopre finalmente il primato della persona sul mercato.

Certo, ci sono delle complicazioni, legate soprattutto al fatto che questa ipotesi funzionerebbe solo in un circuito chiuso (italiano, o persino europeo), quasi completamente autarchico, che non contemplerebbe la particolare situazione degli italiani residenti all’estero, e dove non vi siano protagonisti stranieri che vantino crediti nel nostro territorio. Molto meno complicato sarebbe invece dirimere la questione del reperimento di quei 34 miliardi mancanti per attuare tale misura, perché, in un paese in cui la ricchezza privata equivale a circa 8 volte il PIL, ed è distribuita in modo che il 10% della popolazione detenga più del 60% della ricchezza, in cui la mobilità sociale è inesistente, e in cui l’evasione fiscale annua ammonta a più di 100miliardi, dovrebbe essere abbastanza chiaro dove andare a recuperare quei soldi.

Insomma, questo reddito di quarantena, se attuato, ci fornirebbe la concreta la possibilità di vivere, per i prossimi tre mesi, in un sistema in cui ognuno di noi avrebbe la reale possibilità (reddituale e non) di condurre una vita degna di questo nome.

E ci mostrerebbe anche come, una volta sperimentati i risultati, una volta constato quanto sia effettivamente reale l’ipotesi di lo smantellamento pezzo per pezzo del sistema precedente,  il passo verso la requisizione degli asset bancari, e la nazionalizzazione di tutti i comparti strategici e non, divenga percorribile come mai prima d’ora.

In ogni caso, reddito di quarantena o meno, quando questa brutta storia sarà finita, non lo sarà la battaglia. I tentativi di restaurazione dell’ordine precedente arriveranno da più parti, saranno furiosi e incessanti, ma è la CES stessa, nel suo documento, a suggerirci la via per contrastarli: “We must make sure that the emergency measures that should be put in place now, will be followed by more structural and sound measures” (Dobbiamo fare in modo che le misure di emergenza che dovrebbero essere messe in atto ora, siano seguite da più strutturali e solide misure).

In altre parole, il futuro è adesso.

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