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venerdì , 5 Giugno 2020
La basilica di San Giovanni in Laterano, Roma, 13 marzo 2020. (Stefano Montesi, Corbis/Getty Images)

Resto (senz)a casa

Pubblichiamo questa lettera giunta in redazione.

Che succede ai dimenticati di una metropoli durante una pandemia?

“Ora che tutto si ferma nei viali e nei quartieri semideserti potete vedermi distintamente mentre mi aggiro fuori dalla mia zona abituale, camminando in mezzo alla strada o accasciato su qualche panchina.

Sono deleritto, un senza casa ma anche fortunato perchè sto bene, qualcuno mi ha detto che sono immune al virus perchè “nessuno vuole abbracciarti”, pochi si avvicinano, ancora meno chiedono come va, cosa ho, se sto bene. Invece il mio amico Alfredo che ormai sta per strada da anni, lui ha cominciato a tossire la settimana scorsa e nessuno lo ha più voluto. Negli ostelli e dormitori lo hano cacciato, il centro diurno ha chiuso, la polizia lo ha denunciato perchè lo ha trovato per strada, al pronto soccorso non hanno posti se non sei un caso grave, gli hanno detto di tornare a casa ma lui che una casa non ce l’ha dove va, io dove vado, noi dove andiamo?

Ho visto quello tutto bello e incravattato con tono pacato dire “restate a casa”.
Ma io resto senza casa anche ora, sopratutto ora e anche se non ho paura perchè per me tutto finisce con il tramonto e tutto inizia con l’alba non saprei cosa dire e cosa dirmi a riguardo.

Incontro altri come me, molti, anche loro si notano nel grigio deserto delle strade o nel verde spento dei parchi, sono immigrati irregolari, richiedenti asilo, famiglie rimaste senza casa o scappati da qualche insediamento o occupazione abusiva. Quanti siamo? Non saprei dirlo ma siamo tanti, migliaia, troppi e la grande novità è che non siamo più invisibili, non lo siamo per chi ci scruta da lontano e non lo siamo per questo virus che tanto vi spaventa.

Allora penso che se io resto senza casa questo non è più solo un problema mio e anzi per me un problema non lo è mai stato ma ora lo è per tutti voi che annuite e condannate, che parlate tanto nei vostri telefoni, vi rassicurate che andrà tutto bene e ora volete anche cantare.

Cantiamo, magari dateci da bere, per me possiamo anche ballare ma la verità è che delle tante menzogne che vi siete detti in questi anni quella più ignobile è che ognuno debba pensare a sè e che se non ce la fai è giusto che uno perda tutto: la casa, il lavoro, la propria dignità. Che poi è la ragione che mi ha spinto ha lasciare tutto prima che me lo togliessero, il mio piccolo radicale pensiero rivoluzionario che forse mi ucciderà se non oggi per il virus, domani per il freddo o dopodomani per chissà cos’altro.

Guarda un po’ questo virus che denuda il Re e vi spiega meglio di tutte le mie parole quanto siete stati ma poi, quanto siamo stati stupidi a pensare che la sperequazione, la violenza sociale e il giudizio morale contro i più deboli (ho letto in un vecchio giornale che la chiamano “meritocrazia”) potesse non solo essere ammissibile ma giustificata.

Sono menzogne e avidi raggiri ripetuti così tante volte da diventare verità, ma quando le cose si mettono male come oggi la verità quella vera, quella scomoda, viene a galla più evidente che mai. Se vi sono persone senza casa, senza mezzi di sostentamento, senza accesso ai servizi o senza la possibilità di realizzarsi questo non è un problema del singolo ma della comunità e se non viene risolto non potrà che aggravarsi e ricadrà su tutti senza alcuna distinzione.
Vedo il vostro sguardo confuso allora ve lo chiarisco meglio: cosa pensate serva tutta questa chiusura se poi migliaia di persone rimangono sulle strade, abbandonate o anche ammalate?

Ma certo possiamo fare di peggio, Caterina la mia vecchia amica che dorme nel parco di un altro quartiere ha paura e ha ragione perchè è possibile che tutti voi a partire da quello bello e incravattato piuttosto che ammettere i vostri drammatici errori propendiate come già nel passato per eliminare invece che assistere quelli che prima erano invisibili e ora sono fastidiosamente presente.
Chi lo sa, io per ora a Caterina dico che non importa o che hanno troppo schifo e paura di noi anche solo per venirci a prendere e che alla fine come sempre ci dimenticheranno.

Questa volta però potrebbe essere diverso, è tutto così strano e lunare. Solo no, non mi sento solo ma con tutto questo tempo per pensare mi scoppia la testa e non so cosa fare più di quello che mi capita ogni volta per caso o per destino.

Mi viene da ridere a pensare a quelli sempre belli e tutti pettinati che lanciano raccolte fondi per ospedali privati, sarà ma io sono sempre stato curato in ospedali pubblici e quelli privati non mi hanno mai ammesso. Ce ne è anche un altra, una donna, che pare sia importante e che abbia detto che non è di sua competenza aiutare le persone, quella non mi ha fatto neppure ridere.
Come le so tutte queste cose? L’edicola mi regala tutte le mattine il giornale tanto nessuno va più a comprarlo, loro pensano che mi serva solo per coprirmi ma io invece prima lo leggo, a volte anche più volte, mi informo e mi faccio domande, ecco questo non ditelo che poi magari non me lo danno più.

Tutto questo tempo usatelo per pensare come faccio io, non a me io me la caverò o forse no, pensate a voi, a tutti noi, a quanto siamo ingiusti e idioti, a quanto agiamo spesso contro i nostri stessi interessi mentendoci a vicenda e poi quando i problemi arrivano rimaniamo imbambolati o peggio aggrediamo per difendere le nostre menzogne.

Pensateci voi che come dice l’incravattato “restate a casa” come ci penserò io che invece “resto senza casa”, per una volta avremo lo stesso tempo e la stessa prospettiva.”

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