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mercoledì , 23 Settembre 2020
Immagine da: www.ecodibergamo.it

Pandemia, sistema scolastico, dati sensibili: un problema con una soluzione.

Durante questa Pandemia il sistema scolastico è stato stravolto dalla tecnologia. Tutte le scuole sono chiuse ma gli anni scolastici non si sono fermati, le lezioni e gli esami procedono con l’aiuto di piattaforme digitali.

Questo però sta generando problemi che fino a ieri non erano considerati.

Aver portato dall’oggi al domani un intero sistema basato sul rapporto faccia a faccia e di gruppo, a un sistema d’isolamento senza contatti umani, ha aperto gli occhi su numerosi problemi legati al rapporto tra tecnologia e il mondo dello studio. Le disuguaglianze sociali sono il primo grande problema: chi ha una famiglia che non può permettersi un computer, o una buona connessione internet, è fin da subito escluso dall’apprendimento. Chi invece non ha riscontrato questo problema ne ha trovati altri, come la difficoltà di apprendimento tramite lezioni online. Lezioni per cui i professori non sono stati formati. I docenti si sono ritrovati da fare lezioni in classe con i loro alunni, a essere da soli davanti a uno schermo, la difficoltà di passare una vita a svolgere il mestiere a contatto con i propri alunni per poi ritrovarsi di colpo davanti a uno schermo freddo con la lucina della webcam come unico segno di vita, non credo sia un passo facile per nessuno. Inoltre bisogna considerare lo stress fisico e mentale che comporta dover fare o seguire lezioni davanti a uno schermo. In più gli esami da conseguire non sono la stessa cosa se fatti davanti a uno schermo e anche il giudizio che il professore deve dare all’apprendimento dello studente, ne risente inevitabilmente. Le difficoltà che si trovano ad affrontare studenti e professori in questa nuova organizzazione improvvisa sono numerose e aprono alla necessità di mettersi a discutere sul come affrontarli, in questa discussione devono essere coinvolti tutti: gli studenti, i professori e i rispettivi rappresentati sindacali.

Ritengo però ci sia un punto da discutere fin da subito: il problema dell’utilizzo del software privato nel sistema scolastico educativo. Il Software privato ha la caratteristica di immagazzinare dati sensibili che diventano poi merce a vantaggio dei privati e a svantaggio dei cittadini. Il software libero invece non “ruba” dati sensibili e tutela professori e studenti da questo pericolo cui sono inconsciamente esposti tramite il software privato. Bisogna assolutamente cominciare a organizzare il nostro sistema scolastico con l’utilizzo del software libero. La tutela della privacy dei cittadini dev’essere la priorità.

È presente nella società un’errata percezione di cosa sia un software, è comune credere che il software sia un prodotto ma non è cosi, il software è un servizio e i servizi che un software privato fornisce esistono anche nel mondo del software libero. A questo punto ricordiamo ai lettori che L’AGID, agenzia per l’Italia in digitale, ha stilato un documento che si chiama “codice per l’amministrazione digitale”, valevole per le scuole, la pubblica amministrazione e gli enti pubblici. In questo documento c’è l’articolo sessantotto che si chiama “analisi comparativa delle soluzioni”. Quest’articolo dice che se in un’analisi comparativa del prodotto risulta che il servizio che offre il software libero è uguale a quello che offre il software proprietario, allora la scelta deve ricadere sul software libero.

Grazie a questo documento possiamo riorganizzare il nostro sistema scolastico tramite il software libero e cosi andare a tutelare la privacy dei professori e degli studenti. Evitando anche di esternalizzare servizi che lo stato potrebbe riprendersi in carico.

La pandemia di Covid-19 che sta interessando tutto il pianeta e quindi anche l’Italia, apre all’opportunità di poter riorganizzare tutto il nostro sistema scolastico partendo dal software libero. Questo tipo di scelta non sarebbe una novità nel panorama italiano perché il Ministero della Difesa, ad esempio, è già stato convertito al software libero grazie alla collaborazione con LibreItalia. LibreItalia è un’associazione di volontariato, che nasce su iniziativa di un gruppo di persone attive – a vario titolo – nella promozione di LibreOffice come strumento libero di produttività individuale e aziendale. Questa collaborazione ha portato anche a un risparmio di ventotto milioni di euro grazie anche alla lungimiranza del generale Camillo Sileo che ha fatto uno studio dei bisogni interni al Ministero della Difesa.  Studio che può ripetersi nel sistema scolastico.

Il software libero però non è sinonimo di gratuità, perché anche se il software è gratuito, la formazione al suo utilizzo ha un costo, costo però sempre inferiore all’acquisto di un software proprietario più la formazione al suo utilizzo. Un vantaggio economico che ogni stato dovrebbe prendere in considerazione. Questa scelta quindi ha diversi punti di vantaggio confronto alla scelta di un software privato e sono: tutela della privacy dei cittadini, risparmio economico e la possibilità di dare inizio a un’alfabetizzazione digitale di massa di cui il nostro paese ha fortemente bisogno.

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