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mercoledì , 8 Luglio 2020

A far la spesa vacci tu! #iorestoacasa

Strano come in periodi di quarantena il nostro amico liberista assomigli tanto ad un fascista!

Fateci caso.

Il nostro amico liberista A.C. (ante corona virus) era il tipo più smart della compagnia. Se doveva comprare una mela apriva un app, pagava con carta di credito, aspettava 30 minuti et voilà la mela era alla sua porta di casa. Poco importa se uscire ad andare a comprarla avrebbe richiesto la metà del tempo e la possibilità di scelta, il progresso avanzava e noi dovevamo contribuire. Era il tipo che se ti invitava a cena, non vedevi pentole sobbollire, sughi profumare l’ambiente, ronzio del forno acceso… Lui aveva ordinato online la cena. (da pagare rigorosamente ai mezzi)

Generalmente veniva perculato da tutti.

Poi arrivò il Coronavirus e come in un contrappasso Dantesco ora è lui ad avere il coltello dalla parte del manico. L’irresponsabile sei tu, che esci di casa per fare la spesa o che rinunci ai consumi perché i negozi sono chiusi (o il conto in banca fermo). Lui può permettersi tutto con un click.

Ora è arrivato il suo momento. Quello che tanto aspettava.

Il nostro amico liberista è in pigiama, dal 10 marzo, possibilmente in smart working, si affaccia alla finestra due volte al giorno, aspetta pazientemente uno cha fa una corsetta (che lui chiama runner) per gridargli “RESTAKASACOGLIONE”.

Finalmente.

Ora fare come lui è diventato il comportamento più accettato socialmente, il più igenico, quello che salverà più vite. (in realtà come ogni buon liberista, sta semplicemente salvando la propria pelle,infischiandosene degli altri ma lo vedremo più avanti)

Ma se tutti restano a casa chi te la porta la Spesa?

Ok. La finisco con questa retorica spicciola, ma penso che in momenti come questi anche un sorriso può fare la differenza. ‘

Ok adesso basta, davvero.

Ma come siamo arrivati a pensare che qualcuno che ci porti la spesa a casa sia quasi un diritto?

Ma soprattutto chi svolge un servizio, che in alcuni casi diventa fondamentale quali diritti ha? Chi lo paga e quindi chi ci sta guadagnando?

Il 16 Marzo sindacati e governo avevano trovato un intesa sulle norme che i datori di lavoro erano costretti a far rispettare per tutelare la sicurezza sul lavoro, in tempi di virus.

Prima del Coronavirus, l’Inail ci metteva in guardia sulle morti dovute alla mancanza di sicurezza sui luoghi di lavoro. 3 morti al giorno (quelle dichiarate) era il pesante bilancio delle vittime “bianche”. Il che significa che, quantomeno, il Governo ed i Sindacati faticavano in Italia a riuscire a far rispettare delle misure di sicurezza in condizioni del tutto normali.

Figurarsi oggi in piena pandemia. Regole che cambiano repentinamente e aziende che si devono adeguare velocemente, possono creare un cortocircuito che ricade interamente sulla pelle dei lavoratori, in un primo momento e minando la stabilità di interi comparti industriali con le conseguenze economiche future che per adesso solo immaginiamo.

A questo aggiungiamo che gli ordinativi per dispositivi di sicurezza personale ordinate da ziende pubbliche e private sono state sequestrate dalla guardia di finanza al fine di ridistribuirle al personale sanitario. E’ il caso di ATAC a Roma (5000 Mascherine) e di alcune aziende private dei driver (quelli che fanno la consegna al nostro amico liberista)

Le prime avvisaglie di denuncia, subito prima che le organizzazioni di categoria e sindacali portassero la notizia sui media nazionali, furono quelle degli autotrasportatori, che trasportavano merci anche tra la prima zona rossa ed il resto d’italia o tra l’italia e l’estero. (ricorderete l’incidente… delle mascherine).

Successivamente le proteste sono arrivate anche dagli operatori delle aziende del trasporto locale, sia nel pubblico che nel privato (che attualmente devono partecipare a gare al ribasso, quasi sempre prorogate)

Chiaramente in un periodo di quarantena volontaria degli italiani, il comparto dei trasporti è quello che soffre per primo, quando si tratta di mobilità di persone o di merci. Se parliamo di lavoratori.

Se parliamo di aziende invece, la vendita on line rappresenta un importante supporto al calo di percentuale di vendite dovute alla chiusura degli esercizi commerciali. Queste merci devono essere però trasportate al domicilio di chi le ha acquistate.

Quando parliamo di associazioni di categoria, cooperative, parliamo di un mondo che comunque ha un organizzazione ed una rete capace, quantomeno di sottolineare e protestare coralmente. Cosa succede invece quando parliamo di Rider, ovvero quei tizi in bicicletta che ci consegnano pasti e merci ordinate su internet?

Il sindacato sta trovando molte difficoltà ad entrare in questo mondo del lavoro totalmente deregolato. Le motivazioni sono varie e magari le affronteremo insieme in un prossimo articolo. Alcune campagne sono state fatte, come“No Easy Rider”, ma appare evidenti che sono del tutto insufficienti (siamo al punto che i rider, chiedono che il loro sia riconosciuto come lavoro… strano pensavo lo facessero per tenersi in forma).

Il lavoro individuale non prevede alcuna forma di contrattazione con le aziende del settore. Al massimo qualche chat di Whatsapp o gruppo di Facebook dove si scaricano le frustrazioni quotidiane di chi è costretto a stare in bilico tra mantenere una minima forma di guadagno ed esporsi al pericolo di contagio.

C’è chi sta peggio.

Le partite Iva in italia saranno costrette ad una lotteria chiamata “click Day” per ricevere i 600 euro di sussidio promessi dal Governo Conte. Praticamente il sito dell’ INPS apre le porte, se hai una connessone veloce li becchi, altrimenti t’attacchi. Le risorse non sono per tutti. Umiliazione di Stato.

Torniamo ai Rider.

Le proteste non si sono fatte attendere tanto, ma chiaramente queste proteste non sono partite adesso in tempi di Coronavirus. Vengono da lontano, esattamente come quelle del personale sanitario che nel 2019 lamentava la stessa problematica di carenza di posti letto.

Come non si è ancora risolta l’emergenza sanitaria (c’era in forma meno grave anche nel 2019), non si è ancora risolta la condizione di chi anche sotto pandemia è costretto dalla necessità a lavorare.

Tutti i lavoratori sono Angeli o non sappiamo rinunciare alla nostra Cover di Hello Kitty?

Delle due l’una. O tutti quelli che stanno lavorando in questa condizione emergenziale sono angeli, anche i runner, i driver, quelli che fanno i pacchi, quelli che sono in fabbrica e quindi: DOPO IL PERIODO DI PANDEMIA NON LASCEREMO SOLI I NOSTRI “ANGELI” E QUINDI SE PROTESTERANNO PER UN LORO DIRITTO, SAREMO IN PIAZZA CON LORO.

Oppure, con lo stesso senso civico con cui chiediamo ad una persona che si va a fare una passeggiata di non farlo, smettiamo di ordinare on line scarpe, droni, cibo e cover di Hello Kitty. Anzi sarebbe meglio chiederlo per legge (e non escludo che possa succedere la prossima settimana)

Perché se è vero che non uscendo di casa non ci esponiamo ad un potenziale contagio, costringere qualcuno a portarci beni superflui in casa espone lui al contagio, ma questo il nostro amico liberista non lo vuole sapere.

Non vuole sapere che in Lombardia, ogni mattina, in piena pandemia 4 lavoratori su 10 si alzano dal letto e vanno a lavorare. Pensa che i Milanesi abbiano poco senso civico e prendano le metropolitane per sport.

Per lui è importante avere la cover di Hello Kitty, in tutta sicurezza, restando a casa.

Una nuova classe sociale?

La domanda la faccio a voi. Questa Pandemia potrebbe incentivare la formazione di una nuova classe sociale che comprenda lavoratori dipendenti non tutelati ed autonomi sbeffeggiati dallo Stato ? Potrebbe questa nuova classe sociale essere quella che necessita di più rappresentanza a sinistra?

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