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La critica allo “zozzone”

È la nuova tendenza per le grandi città partendo dalla Capitale o anche l’ultima scusa di chi ha fallito le politiche economiche del trentennio e dopo essersela presa con la politica e con i lavoratori ora parla dei cittadini in generale per indicare il capro espiatorio di ogni ingiustizia e collasso. È una tendenza abbastanza multi-partisan ed è un misto di populismo alla rovescia, furia classista e abbandono di ogni speranza in un sistema diverso o per lo meno migliore.

Per riconoscerla basta fare caso a chi accusa genericamente la popolazione di comportarsi male e impedire il corretto funzionamento di un servizio o appunto di una città . Culla di questo pensiero è Roma e per questo il fenomeno si nomina con la declinazione romanesca di chi “sporca”, “imbratta”, “non rispetta”.
Lo zozzone.

La critica allo zozzone (cafone, incivile, burino, coatto) ha almeno due vantaggi notevoli: indica come responsabile di ogni sfacelo un soggetto indefinito, “lo zozzone” per l’appunto, contro cui tutti possono riconoscersi (inclusi coloro che violano norme e commettono reati) e allo stesso tempo distoglie l’attenzione dai problemi dei servizi pubblici strutturali (taglio dei fondi, investimenti e assunzioni pubbliche ) e gestionali (privatizzazioni disastrose, corruzione e monopoli privati , precarizzazione diffusa dei lavoratori).

La critica dello zozzone per chiarirsi è quella che afferma ad alta voce la mattina nei bar che se tutti pagassero il biglietto i trasporti funzionerebbero , se tutti buttassero l’immondizia nel prossimo cassonetto non ci sarebbero cumuli o se non ci fossero occupazioni ci sarebbero più spazi e case a disposizione .

Ma può fare di peggio come urlare durante una serata al pub che se non ci fossero campi nomadi non ci sarebbero furti, o che se non ci fossero i centri di accoglienza non ci sarebbero più problemi di sicurezza e se non ci fossero gli immigrati ci sarebbe più lavoro.
È l’idea che se le cose non vanno è colpa di qualcuno di indefinito che ti priva del tuo diritto, servizio, spazio e che basta solo tanta buona volontà e una giusta dose di repressione per risolvere le cose.

Non è così per il semplice fatto che viviamo in un epoca di produzione, trasporto  e distribuzione di massa, con sistemi e popolazioni immense rispetto al passato da servire e curare ed enormi esigenze verso cui sono possibili solo risposte politiche e tecniche .
Quando affrontai la campagna referendaria contro la privatizzazione del trasporto pubblico non riuscivo a spiegare alle platee che il trasporto cittadino è pagato solo in minima parte dalla bigliettazione ed era per più di tre quarti pagato con la fiscalità generale.
Come è forse più intuibile che senza un sistema di smistamento ancora prima che di smaltimento all’altezza si può anche fare il giro della città con il proprio sacchetto ma alla fine l’immondizia tracimerà da ogni dove in ogni caso, come ha fatto. Che dire delle case popolari con quasi 15.000 domande inevase davanti alle quali gli sgomberi non sono altro che aggiungere qualche altro centinaio di nomi alla lista del diritto negato alla casa.

Tra le migliori interpreti della critica allo zozzone c’è l’attuale Sindaca Roma che mentre gli andava a fuoco il TMB (trattamento meccanico biologico dei rifiuti) di Salario, pubblicava il video della foto trappola che aveva preso sul fatto uno sversatore abusivo di rifiuti per strada, definendolo appunto “zozzone”.

Chiariamoci gli zozzoni ci sono e vanno  puniti proporzionalmente a cosa combinano ma ci sono sempre stati e sempre ci saranno . Un po’ come gli immigrati, o ultimamente i cinesi , se ti concentri vedi solo loro e ti sale la fobia.
Ma la verità è che se l’immondizia tracima non sono aumentati gli zozzoni si è rotto qualcosa nel meccanismo industriale.
Per capirci i frigo e materassi fuori dai cassonetti aumentano quando le isole ecologiche sono piene e non li accettano più, non per chissà quale untore, e questa è l’esatta condizione di Roma oggi.
D’altronde anche volendoci per forza concentrare sulla lotta allo zozzone organizzato ci renderemmo subito conto che sui casi più gravi già è attiva la magistratura con inchieste e condanne senza soluzione di continuità. L’ultima una discarica abusiva in XIII municipio scoperta nei giorni scorsi. Quindi fare finta di niente non è neanche rispettoso delle forze dell’ordine e del loro lavoro quotidiano.

Aderire alla critica dello zozzone significa in qualche modo negare il problema, girarsi dall’altra parte, allo stesso modo di politici ed economisti quando si fa notare dati alla mano che 30 anni di taglio alla spesa pubblica e privatizzazioni hanno devastato le città e il paese e che sarebbe ora di finirla.

Il motivo è l’estrema comodità di queste posizioni, lo zozzone è un altro, stronzo e ignobile, che ci assolve da ogni peccato e ci consente di fare un coro di lamentela senza che nessuno si prenda la briga di risponderne.

Eppure errori politici, economici, urbanistici sono alla base del collasso e senza correggerli zozzoni, corrotti (nella versione 5stelle anche “mafiosi “), scansafatiche saranno sempre lì magicamente senza che cambi nulla.

Parafrasando Gramsci “il potere non ha modo di impedire un cambiamento, può solo ritardarlo ”  e la critica dello zozzone è proprio questo, un modo per ritardare un cambiamento che è già sotto i nostri occhi.

Perché i romani saranno pure zozzoni ma da quando per una volta la Raggi l’ha fatta giusta mettendo le macchinette mangia plastica nelle metro mi sembra che ci sia la fila tutti i giorni. Sembra incredibile ma nonostante abbiamo un eccesso di rifiuti da gestire non c’è uno straccio di incentivo per il vuoto a rendere e nessun grande supermercato lo pratica .

Non sarà mica che c’è un interesse politico ed economico a non risolvere il problema visti gli ingenti fondi in ballo che fanno comodo a mezza Italia e in generale un atteggiamento politico speculativo nel non voler risolvere il problema (rectius assumersi le responsabilità ) rimandando sempre le scelte effettive da fare? 

E non sarà anche che tutto su Roma è estemporaneo al punto che presunti candidati Sindaci e leader nazionali di ogni risma hanno aperto un dibattito su “termovalorizzatori si” “termovalorizzatori no” a Roma ignorando completamente che un termovalorizzatore già c’è , è di ACEA, sta a San Vittore nel Lazio e smaltisce la maggior parte della selezione di Rocca Cencia unico impianto di smistamento rimasto in funzione a pieno regime nella città. 

Che dire poi dell’ultimo anno in cui la Raggi è riuscita a dire no anche al semplice potenziamento del termovalorizzatore di ACEA per poi disporre subito dopo l’apertura di una nuova discarica dentro la città , una scelta in grado di violare in un colpo solo tutti principi e disposizioni europee e nazionali a riguardo.

D’altronde tra le tante misure anti zozzoni c’è il ritiro porta a porta molto usato ormai soprattutto in periferia che aumenta senz’altro la qualità della raccolta se non fosse che se non si passa a ritirarlo puntualmente (come puntualmente accade) gli effetti sono devastanti con sversamento di rifiuti ovunque o peggio intasamento di cassonetti in altre zone non servite dal porta a porta . E potremmo andare avanti parlando di AMA dei numerosi CdA che si sono dimessi sotto la Raggi e dei bilanci degli ultimi anni ancora non approvati, questione che merita una discussione a sè ma è intuitivo che se l’azienda di raccolta e smaltimento dei rifiuti cittadina è sull’orlo del default tecnico ( come già successo per i trasporti) avoja a fare la caccia allo zozzone, la guerra al rogo tossico o i blitz negli impianti per tacere le inchieste varie sui disservizi.

Qui il problema non sono i romani nè tanto meno i romani che non amano Roma per il semplice motivo che i romani e Roma dal centro alla periferia ,  dal nullatenente al costruttore, dall’autista al Ministro sono la stessa cosa.

E per quanto siano grandi le loro bellezze e gravi i loro difetti in ogni caso hanno diritto tutti a servizi decenti, politiche che onestamente guardino agli errori del passato e un’idea nuova basata non sull’esclusione e la condanna di alcuni contro altri ma su una possibile nuova visione di comunità e cooperazione che proprio a Roma potrebbe mettere piede e divenire modello per il resto di Europa.

Perché nella critica dello zozzone è insito un altro grave germe che ha infettato la politica cittadina degli ultimi anni, quello della priorità dell’ordinario sullo straordinario , quello per capirci che ha portato la Raggi a ritirare Roma dalla gara per ospitare le Olimpiadi per concentrarsi, diceva lei con l’eco di Grillo, sull’ordinario visto che le grandi opere e i grandi eventi erano forieri di “corruzione e ruberie”.

Un drammatico corollario della critica dello zozzone che porta a pensare che governare Roma significhi semplicemente spazzare le strade o rilasciare le osp. Già peccato che la prossima consiliatura e il prossimo Sindaco avranno a che fare con una cosa chiamata “Giubileo del 2025” su cui l’ordinario può fare ben poco e il fatto che nessuno ne parli da bene l’idea della miopia e pochezza del dibattito avviato a colpi di mano nel centrosinistra ma a dire il vero anche nel centrodestra coi 5stelle occupati solo a pensare cosa farne della Raggi dopo il suo quinquennio “terribile”.

La possibile risposta alla critica dello zozzone è in termini e inizia dalla sostituzione del lessico.
Anche se portano facili applausi i termini decoro e sicurezza dovrebbero lasciate il passo a quelli di visione e speranza, come degrado e illegalità dovrebbero essere rinominati diseguaglianza e ingiustizia .

Almeno a sinistra e sempre che si voglia stare nel campo progressista (largo o meno che sia) e non in quello reazionario per quanto possa essere all’apparenza più facile.

Ci vuole insomma coraggio e non arroganza nel dirci che le cose sono andate male e che la Raggi va superata sì, ma senza tentazioni di restaurazione e giustificazione dei disastri del passato che ci hanno oggi portato fino a qui e in passato ad Alemanno .

Roma può cambiare se trova chi voglia mettersi a suo servizio, chi invece parla di mettere Roma sotto accusa non fa altro che replicare quanto fatto senza soluzione di continuità negli ultimi trent’anni e dare una giustificazione addirittura ai leghisti di venire nella Capitale a cianciare dopo averla insultata per decenni.

Già, l’alternativa tra repressione e speranza , reazione e propulsione.

Sarà proprio il caso di scegliere da che parte stare .

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