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Senza finanziamento pubblico non c’è democrazia

Che la fondazione Open servisse a “spingere” Matteo Renzi è fuori di dubbio: basta pensare che la Segretaria Generale della fondazione era Maria Elena Boschi.
Che la fondazione Open ricevesse finanziamenti da aziende e multinazionali non è un mistero: sul loro sito, prima che fosse messo offline circa un anno fa, comparivano tutti i maggiori finanziatori tra i quali la British American Tobacco, la Moby (quella delle navi), ospedali privati, varie finanziarie, palazzinari ecc: tutta gente che ha versato a botte di 50/100mila euro.
E questa non era l’unica fondazione vicina a Renzi: c’era anche la Fondazione EYU (Europa, Youdem, Unità: tre soggetti già morti al momento della nascita della fondazione) consegnata nella mani di Francesco Bonifazi.
Queste fondazioni servivano a finanziare l’attività politica di una parte del Partito e di altre associazioni non meglio definite affinché scalassero il Partito Democratico ad ogni livello, perfino all’interno dei Giovani Democratici.
Ma tutte queste cose si sapevano da un pezzo. Io stesso ho provato a denunciarlo più volte, ma evidentemente non interessava.

Il problema è che buona parte di quelli che oggi si stracciano le vesti sono gli stessi che anni fa votarono l’eliminazione di qualsiasi forma di finanziamento pubblico. Non solo: la norma votata dal Governo Letta prevedeva anche le detrazioni per chi donava ai partiti, facendo passare l’idea che il finanziamento non solo dovesse essere esclusivamente privato, ma questo andava incentivato con detrazioni fiscali.
E così è stato per tutte le “correnti”: fondazioni costruite ad hoc per ricevere fondi in quella guerra intestina al gruppo dirigente finalizzata a piazzare il maggior numero di eletti in modo da garantire i finanziatori.
Già perché abolendo il finanziamento pubblico la politica per finanziarsi ha cercato soldi altrove: la Lega in un modo (basti vedere la storia dei 49 milioni); il Movimento 5 Stelle con la società del fondatore; Forza Italia con i soldi di Silvio Berlusconi.
Ovviamente davanti a questi finanziamenti, la ricattabilità della politica aumenta: davanti a un problema, dovendo scegliere tra il bene del Paese e il “bene” di chi li ha finanziati, secondo voi da che parte staranno?

L’abolizione del finanziamento pubblico è stato uno degli atti più antidemocratici e fascistoidi che siano stati compiuti in questo Paese e ha, di fatto, escluso migliaia di persone dall’attività politica minando la democrazia a partire dalla partecipazione attiva del popolo.
Non serve stracciarsi le vesti e dire che il popolo è disinteressato alla politica.
Bisogna mettersi subito al lavoro per reintrodurre il finanziamento pubblico, dovesse anche costare qualche voto.
Ne va della democrazia.

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