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sabato , 4 Febbraio 2023

La nostra contro-bussola

PREMESSA

Noi di ReDS, Rete dei Democratici e Socialisti, abbiamo letto l’appello che il PD ha fatto a tutte le realtà progressiste per l’adesione al cosiddetto congresso costituente. Molti tra gli aderenti di ReDS sono iscritti al PD o suoi esponenti o amministratori e quindi ci sentiamo destinatari naturali di questo invito.

In premessa è necessario dire che riteniamo sicuramente corretta l’idea che il Partito Democratico compia un momento di riflessione particolarmente approfondito in coda alla terza sconfitta elettorale su quattro elezioni politiche nazionali a cui ha partecipato. Una fase di discussione in cui ridefinire le identità e gli assi programmatici di una comunità politica sono momenti ineliminabili per ricostituire le fortune di una forza politica. Come ReDS, Rete dei Democratici e Socialisti, crediamo che questo valga anche per il Partito Democratico e il percorso costituente che dichiara di voler fare. 

Entrando nel merito della discussione, la nostra impressione è che, al di là degli appelli, nessuna discussione sia possibile se non vi sia prima un chiarimento sul metodo. Un Congresso, addirittura costituente, è necessario affinché una comunità si confronti, discutendo. Noi riteniamo che la possibilità che i vari attori avanzino le proprie posizioni o eventualmente si scontrino con quelle degli altri sia il sale della differenza con “la tecnica”, che chiede i dettagli per formulare una risposta secondo le sue formula.  La questione è ancora più rilevante se consideriamo che il PD è stato un partito, spessissimo al Governo, con un’opacità di fondo assolutamente voluta, sul proprio profilo programmatico ed ideale.

Riteniamo che la partenza di questa discussione non sia del tutto convincente. In primo luogo riteniamo che l’accorciamento dei tempi per lo svolgimento di un congresso costituente, con il voto delle primarie fissato per il 19 febbraio, sia una clamorosa smentita sulla autenticità del percorso costituente. Senza alcun impegno politico nazionale prima delle elezioni europee del 2024 il Pd avrebbe avuto tutto il tempo per organizzare una ben più profonda discussione nei circoli e nelle articolazioni con militanti ed amministratori per ridefinire sostanzialmente il proprio profilo. Invece un percorso così breve e schiacciato sembra rispondere maggiormente alle preoccupazioni di alcuni esponenti relativamente ai sondaggi e condurrà ad una semplice conta senza la possibilità di ridiscutere realmente le coordinate di riferimento del Partito Democratico.

A peggiorare la situazione si aggiunge una modalità del dibattito davvero poco trasparente: del lavoro della cosiddetta Commissione costituente non si sa praticamente nulla se non per i retroscena pubblicati sui giornali pieno di messaggi obliqui e poco trasparenti. Tutto questo ci sembra davvero poco “costituente” e troppo simile al modo in cui il PD ha articolato le sue discussioni in questo periodo, sui giornali, tramite retroscena e senza coinvolgimenti reali degli organismi dirigenti né dei propri iscritti.

Ci sono anche altri elementi che ci preoccupano, come l’impossibilità che nascano candidature dalla base del partito non legate ai nomi sponsorizzati dai giornali e dai mezzi di comunicazione. Dopo la riforma dello statuto da parte proposta dell’ex Segretario Zingaretti, infatti, le firme di iscritti necessarie per candidarsi sono passate da 1.500 a 5.000 (!) da prendere in 12 regioni diverse, il tutto nel mezzo di una profonda riduzione del numero di iscritti del Partito. Anche in questo senso il percorso costituente appare più di una dichiarazione di principio che serve come specchietto che una sincera volontà di discussione.

Anche il documento “bussola” pubblicato recentemente dalla Segreteria nazionale ci appare gravemente insufficiente.

Sembra infatti porre una serie indefinita di scelte senza contestualizzarle rendendole nei fatti prive di valore politico. Risulta strutturato più che come un documento politico come un documento di indagine sociologico/statistica, che non sembra essere un metodo che abbia mai portato granché fortuna al PD. La probabile conseguenza di accettare un tale impianto è che la discussione nel “percorso costituente” venga ridotta a una serie di interviste più o meno allargate e votazioni plebiscitarie. All’esito di questa fase, la documentazione prodotta sarà inevitabilmente dimenticata un istante dopo a favore del dibattito tra i candidati (che verterà su tutt’altro).

Aderire a queste condizioni ci sembrerebbe difficile e crediamo come per noi per molti altri non solo fuori ma anche dentro il PD. Inutile dire che l’elezione frettolosa del prossimo ex-segretario(a) a breve termine potrebbe mettere a rischio una volta di più l’esistenza stessa del PD.

Pensiamo quindi che la cosa più giusta da fare sia ben prima di aderire eventualmente al percorso costituente del PD, quello di lanciare una controproposta di metodo e discussione. Il nostro obiettivo non è “avere ragione” ma verificare se nel PD c’è lo spazio per una discussione veramente politica e veramente aperta.

Per verificare la presenza di questo spazio di discussione reale riteniamo che sia utile proporre una sorta di bussola alternativa, una “contro-bussola” che partendo da quattro assi cardinali di discussione possa consentire una discussione più franca e utile a tutto il Partito Democratico.

Facciamo un appello a tutti i compagni dentro e fuori il PD a sottoscrivere la Controbussola e diffonderla e condividerla in queste settimane.

LA NOSTRA  CONTROBUSSOLA

1. LA POLITICA INTERNAZIONALE

Sembra incredibile, ma la discussione politica del PD ometta quasi sempre le questioni di politica internazionale. Anche lo scoppio di un conflitto ai confini orientali d’Europa ha visto il Partito Democratico prendere una posizione senza attuare alcuna forma di discussione interna. Eppure, in questo caso come negli anni precedenti, le implicazioni della politica internazionale hanno importanti ricadute sulla vita di tutti i giorni, basti pensare alle conseguenze sul piano energetico.

Noi riteniamo che non si può pensare di fare “la buona politica” omettendo le questioni spinose o controverse. Se quindi è un dato di fatto che il Paese sia coinvolto nel conflitto a sostegno dell’Ucraina è pur vero che la prospettiva di un conflitto di lungo corso apre questioni nuove che devono essere urgentemente affrontate.

La serietà e la gravità della situazione internazionale successivamente allo scoppio del conflitto russo-ucraino richiedono scelte che avranno conseguenze di lungo periodo e che quindi richiedono chiarezza nei confronti del partito e dell’opinione pubblica.

Ci sembra utile che il Partito Democratico chiarisca la propria strategia nel contesto del conflitto, provando ad immaginare in che modo l’Italia potrebbe produrre delle iniziative per condurre ad una tregua almeno temporanea, quali spazi esistono oggettivamente per una azione diplomatica.

Vi è poi una seconda questione più generale. Il Partito Democratico, come partito naturalmente candidato a guidare il Governo del Paese (quando sancito dal voto), dovrebbe chiarire le coordinate generali della propria politica estera ed in particolare immaginare e discutere pubblicamente una strategia per il Mediterraneo. Dal Mediterraneo sono passate, passano e passeranno sfide di primaria importanza per la stabilità del Paese sia sul fronte europeo che rispetto al resto del mondo. È principalmente sulla elaborazione di una strategia per il Mediterraneo che l’Italia ha la possibilità di contribuire a stabilizzare per quanto possibile il mondo attuale.

Sfide di questa grandezza richiedono discussioni adeguate per pubblicità e profondità ed è quello che ci aspettiamo da un percorso “costituente”  

2. POLITICHE ECONOMICHE: DEBITO VS REDDITO E LAVORO

L’attuale fase storica in cui viviamo ha potentemente smentito, sul piano della realtà, i miti dell’epoca d’oro del neo liberismo. Le crisi da speculazione finanziaria, la pandemia, la crisi dei microchip, conflitti internazionali sono tutti fenomeni che hanno richiesto e richiederanno potentissime dosi di intervento pubblico (locale, statale, europeo). Ma se sul piano dell’opinione pubblica questo ritorno dell’intervento pubblico sembra un fatto oramai piuttosto digerito e compreso, sul piano della proposta programmatica del Partito Democratico ci sembra di cogliere dei rilevanti ritardi.

È del tutto vivo ed in buona salute il dogma del debito che per troppi anni ha influenzato tutte le politiche sociali proposte dal PD. Le istituzioni europee se ben orientate (dalla politica) sono perfettamente in grado di tutelare gli stati membri dalle speculazioni dei c.d. Mercati, come d’altronde hanno fatto dopo i gravissimi errori commessi in Grecia. Quello che drammaticamente manca non è un assetto monetario o finanziario stabile ma una visione e un reale impegno politico nel proporre politiche espansive di assistenza sociale e lavoro a maggior ragione in un momento in cui l’economia reale e non quella finanziaria è in sofferenza per le vicende pandemiche ed internazionali. Bisogna quindi avere il coraggio di chiedere politiche espansive di spesa che siano sostenute dalla stessa “potenza di fuoco” che l’Europa ha impiegato per difendere l’Eurozona dalla speculazione finanziaria dopo i drammatici errori sulla Grecia. È necessario opporsi esplicitamente al ritorno delle regole dell’austerità e alla lettura dell’inflazione come problema derivante da eccesso di domanda interna, come uniche verità che non consentono né dibattito né mediazione.

Il concetto chiave da rimettere al centro del profilo programmatico del PD dovrebbe essere quello di Piena e Buona occupazione.

Venendo alle principali questioni italiane, riteniamo che sul Reddito di Cittadinanza si può e si deve chiederne il superamento ma per ampliarlo e rafforzarlo secondo le indicazioni a suo tempo elaborate dalla Commissione Saraceno. Il messaggio chiaro che dovrebbe venire dal Partito Democratico è che la competizione tra le imprese non può e non deve avvenire rispetto alla compressione del salario ma sulla base della capacità di innovare ed incrementare la produttività. Al fianco di questo infine è urgente avviare dibattiti e studiare strategie per il rafforzamento della Pubblica Amministrazione (centrale e periferica) la cui debolezza si è rivelata del tutto inadeguata a sostenere lo sforzo durante la pandemia e rischia di aver forti ripercussioni nella gestione dei progetti del PNRR.

3. POLITICHE ENERGETICHE: TRANSIZIONE VS RIVOLUZIONE

La transizione ecologica è una truffa. Mentre gli attivisti e ambientalisti bloccano le strade si pianifica la riapertura delle centrali a carbone e il sistema industriale non accenna a modificarsi in modo significativo. È diventata un modo efficace per dare un nome al mantenimento dello status quo incoscienti dei gravi rischi a cui andiamo incontro. È necessaria invece una rivoluzione industriale che da un lato intervenga immediatamente sul design e sui meccanismi urbanistici, produttivi e di consumo e dall’altro prepari realmente il sistema a una gestione energetica ad emissioni tendenzialmente zero. Per farlo il ruolo dell’iniziativa pubblica è fondamentale non essendo il sistema di mercato adatto a cambiamenti non dettati dall’efficienza economica e il profitto immediati.

Va orientata la produzione industriale verso un modello di consumo che sia in grado di rendere duraturi, riparabili e riusabili i prodotti, vanno immaginate le città in un modo nuovo che le renda non solo in grado di erogare servizi a basso costo energetico ma anche di diventare esse stesse produttrici di energia. In generale i modelli di rete, di produzione diffusa, di interconnessione e efficentamento degli spazi e delle funzioni devono essere al centro non solo delle politiche industriali ma anche di quelle di tutela ambientale e sociale.

Solo cambiando il sistema produttivo e di consumo si può realmente migliorare la qualità di vita delle persone e delle future generazioni.

Ma manca un tassello fondamentale ed è quello della definitiva conversione energetica ad emissioni zero che è al centro della rivoluzione industriale che ci attende.

In questo senso ogni sforzo deve essere dedicato alla ricerca sulle nuove tecnologie e in particolar modo della fusione nucleare, l’inverso della produzione nucleare tradizionale, su cui sono stati annunciati recentemente enormi passi in avanti e che si trova al centro di una vera e propria gara internazionale al raggiungimento di una soluzione efficiente per la produzione massima di energia a costo contenuto, senza emissioni o scorie radioattive. Dobbiamo osare e dare gambe alle politiche sociali espansive creando un nuovo modello produttivo che oltre che a mettere un freno alla devastazione ambientale dei carburanti fossili sia anche in grado di sprigionare le energie di questo secolo ancora in buona parte sopite.

4. DIRITTI: DIRTTI CIVILI VS DIRITTI FONDAMENTALI

La battaglia per i diritti civili è un elemento costitutivo di un qualsiasi partito progressista. Su questo tema molti passi sono stati fatti in avanti anche grazie all’azione di Governo posta in essere dal PD. La tensione in questo senso non deve essere mai abbassata poiché, come dimostrano le cronache internazionali, più recenti si tratta di conquiste che possono essere sfidate e in alcuni casi anche annullate. Oltre a questo, però c’è bisogno di allargare e condividere il fronte perché in questi anni il tema dei diritti civili non sarà più occupato esclusivamente dal riconoscimento di questioni legate all’identità di genere o e/o sessuale.

Sono maturi i tempi per inserite nel dibattito del Partito Democratico le questioni che riguardano le conseguenze dell’uso della tecnologia soprattutto da parte degli apparati pubblici sui diritti fondamentali delle persone.

La vicenda pandemica ha aperto molte questioni sull’esercizio delle libertà fondamentali (in particolare con la vicenda del green pass) Ma prima di allora la questione della lotta al terrorismo ha generato la nascita di misure quali: il deposito delle impronte digitali sui documenti di identità, la questione della tracciabilità dei propri movimenti e l’uso della videosorveglianza massiva.

Questo insieme alla grande questione dei dati personali in mano a enormi compagnie multinazionali, l’uso delle mappe, l’integrità e riservatezza delle identità biometriche di ciascun cittadino costituiranno il fronte avanzato della lotta per un rapporto sano e corretto tra autorità ed individui, tra esigenze di sicurezza e tutela della libertà personale.  Su questi temi è assolutamente necessario avviare una discussione che porti ad elaborare posizioni chiare, che tengano conto di tutti gli aspetti sensibili per evitare che si generi anche in questo campo, una egemonia securitaria incompatibile con lo Stato costituzionale.

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