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martedì , 26 Ottobre 2021
immagine tratta da: www.sollevazione.it

Cancella l’addizionale, cancella il debito

Anche in questo terribile anno di pandemia i romani daranno un 1% in più del loro reddito allo Stato.

E’ l’addizionale comunale sull’IRPEF che a Roma è la più alta d’Italia (0,9% per la precisione) e non ha nessuna gradualità, colpisce tutti indistintamente, ricchi e poveri e va a togliere a chi non arriva alla fine del mese quei 200 euro che servirebbero pagare una bolletta, o una rata o magari un’altra tassa rimasta indietro nei mesi più difficili.

Ma la più grande ingiustizia è che questo fiume di denaro (circa 200 mln di euro anno) neanche quest’anno sarà usato per garantire più servizi e assistenza come accade in tutti gli altri comuni d’Italia.

No, servirà a pagare gli interessi sul “debito”.

Era il 2010 quando l’allora Alemanno con Bossi, Berlusconi e la Polverini decisero di mettere tutto il bilancio (quindi debiti e crediti) di Roma precedenti al 2008 in una “debito commissariale” gestito dal Governo che avrebbe partecipato con 300 mln l’anno per ripagarlo. I romani invece con la super addizionale ne avrebbero messi altri 200 così da arrivare a un bel mezzo miliardo di rata annuale.

Dopo dieci anni e due miliardi dei romani però il debito sta ancora lì, si stima di 12 miliardi (22 di debiti e 9 circa di crediti) e non si riesce a definire  neanche in modo approssimativo perché l’allora centrodestra non si curò di controllare cosa ci veniva messo dentro né di quali effetti avrebbe avuto sui bilanci del Comune e delle partecipate negli anni a venire.

Basti pensare che la partecipata comunale più coinvolta nei debiti e crediti commissariali è ATAC e il suo degradare negli ultimi dieci anni fino alla folle idea del concordato fallimentare muove le mosse anche da lì.

Nessuno da allora è risuscito a rimuovere questo abominio politico, fiscale e sociale imposto dal centrodestra di allora, tanto meno la Raggi.

Lo scorso anno si fece un gran parlare del Salva Roma da parte del governo Conte 1 dando l’idea che lo Stato potesse finalmente mondare la Capitale da questo fardello ma alla fine grazie al “nuovo” centro destra capitanato da Salvini che fece un opposizione durissima al provvedimento, tutto si è risolto in una semplice partita di giro.

Infatti il Governo a fronte dell’incameramento di una parte del debito ha però azzerato i suoi contributi lasciando il Comune da solo a gestire la ultramiliardaria parte restante fino al 2048.

Appena altri 28 anni.

Sembra incredibile ma è così, nell’anno della più terribile pandemia degli ultimi decenni, con interventi straordinari in tutti i settori, con il debito pubblico italiano a tassi bassissimi e pesanti manovre della BCE e del Governo sulle finanze pubbliche l’unico debito che sembra rimanere immutato e inscalfibile è quello di Roma.

Recentemente il Presidente del Parlamento Europeo David Sassoli ha parlato apertamente della possibilità di cancellare i debiti fatti dagli Stati con l’Europa durante la pandemia.

La sua posizione comune a molti altri in Europa in Italia è stata snobbata dal centrodestra e addirittura smentita da Zingaretti.

Eppure come quello europeo anche il debito di Roma non è affatto indistruttibile o irrisolvibile ma al contrario può essere cancellato come l’odiosa tassa che si porta con sé.

Una buona parte è un debito finanziario e in molti casi con lo Stato stesso o con suoi surrogati come Cassa Depositi e Prestiti. Potrebbe essere tranquillamente assorbito nelle operazioni di finanzia pubblica nazionale in corso dovute alla pandemia

La parte pur consistente di debito commerciale o da contenzioso che è quello maggiormente incerta potrebbe essere assai inferiore a quanto appaia (duplicazioni, sovrapposizioni, prescrizioni)  e in ogni caso potrebbe essere coperta da garanzia statale fino al definitivo accertamento così da non devastare i conti del Comune di Roma come ha fatto negli ultimi 10 anni.

Questo assurdo cappio fiscale che la destra ha stretto intorno a Roma negli ultimi 10 anni grazie al mai cessato odio della Lega per la Capitale va spezzato una volta per tutte.

Proprio in questi giorni in cui inizia la discussione sul bilancio comunale dove nuovamente non vengono previsti fondi per le decine di migliaia di persone che avrebbero diritto a un contributo, a una casa popolare, all’assistenza per sé o per i propri cari vanno rotti gli indugi.

Cancelliamo l’addizionale.

Cancelliamo il debito.

Questo non è il momento di prendere ma di dare.

One comment

  1. Roma ha 2 problemi: la zavorra del debito e la pochezza delle ipotesi di sviluppo. Grandi aziende del terziario avanzato hammo lasciato Roma, IBM ha spostato il centro ricerche a Napoli, Torino sarà hub dell’intelligenza artificiale, Milano Human Technopole, Nord est (TN PD TS) delle biotecnologie e della fisica GE ha l’Italian Inst of Technology, Bologna il supercalcolo. E Roma? IDel polo di sviluppo biotech medicofarmaceutica, tecnologie industriali e sicurezza informatica allo SDO-staz Tiburtina non se ne parla più addirittura la Sapienza (vecchia gestione) lo voleva trasformaare in un contenitore didattico (aule) in controtempo (Covid ha diminuito la didattica in presenza…). Roma deve tornare ad essere la locomotiva anche della competitività industriale

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