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sabato , 24 Luglio 2021

Perché (purtroppo) abbiamo bisogno di una legge che ci tuteli dal revenge porn…

…e di come le donne siano sempre le migliori nemiche delle donne.

Se ne è parlato ormai in tutti i modi e in tutte le salse e sembra che sia quasi storia passata quella della maestra di Torino che è stata portata in pubblica piazza alla gogna, come un carnefice. Ad oggi ancora sembra dalle ricerche di molti utenti sui maggiori siti del settore che questi stiano sollazzando i propri istinti non con una professionista ma con una ragazza vittima di quello che oggi è legalmente un reato. Una storia ambientata tra i Puritani americani a metà ‘800? No. È successo proprio qui in Italia e poteva essere a Sud, a Nord, al centro, ovunque. E se alla mente tornano le lettere scarlatte della letteratura americana, oggi ben più ardente è il sentimento di odio e vendetta attraverso i mezzi che consentono di arrivare dritti a puntare il dito perché si è fatto questo e quello. I fatti sono noti a tutti: dunque il materiale che non andava diffuso, l’ex fidanzato un po’ ingenuo, la madre di famiglia pudìca che si preoccupa per l’integrità della famiglia e della condotta morale del suo paesello. Il cocktail è pronto. Di tutti i pensieri che passano nella testa davvero difficile mettere ordine dove ordine non c’è, c’è tanta confusione di come si possano scambiare i ruoli quella che è una persona normale che fa cose normali tra persone adulte e chi invece pensa di essere più furbo come l’ex (per fortuna) fidanzato e l’esecrabile signora.

Uomini che odiano le donne, sì. Lui, l’ex fidanzato che a differenza di altri non fa pazzie tanto da arrivare all’omicidio e preferisce una morte lenta della vittima, perché a tutti gli effetti lo è e, viva dio, anche per legge. Puntualmente tradita la fiducia, quando due persone si lasciano per mille motivi e che del resto non interessano a nessuno, la ragazza si è vista massacrata e addirittura licenziata perché aveva mandato qualche foto a chi doveva essere una persona di cui fidarsi invece. A quanto pare in Italia nel 2020 bisogna accettare che sia necessario possedere una legge là dove non arriva il rispetto e l’educazione dei singoli: faccende del tutto estranee al diritto quale la voglia di due persone di stare insieme e di sentirsi attratte l’un l’altra che finiscono con la mortificazione e la pressione psicologica.

Donne che odiano le donne. Purtroppo ancora più incredibile è che a scatenare certe rabbie furiose e violente siano altre donne che per non educazione e mancanza di rispetto si aizzano come cani l’una contro l’altra. Come finisce, spesso male.

Si spera che le nuove generazioni possano presto recuperare un rapporto più normale e sincero con la sessualità che davvero non deve essere giustificato a nessuna donna puritana né a pessimi uomini. Sarebbe un grande passo avanti per tutto il Paese. In attesa che questa coscienza maturi diffusamente è bene segnalare che una volta tanto le istituzioni hanno colto la drammaticità del problema, amplificato dalle nuove tecnologie informatiche. È stato infatti approvato il 17 luglio 2019 in via definitiva dal Parlamento italiano  la legge sul revenge porn (L. 69/2019) in cui il legislatore  prevede che “chiunque invii, consegni, ceda, pubblichi o diffonda immagini o video di organi sessuali o a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate, è punito con la reclusione da uno a sei anni e multa da 5.000 a 15.000 euro. La stessa pena si applica a chi, avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o il video, li invia, consegna, cede, pubblica o diffonde senza il consenso delle persone rappresentate al fine di recare loro nocumento”. La stessa pena viene applicata anche a “chi ha ricevuto il materiale in questione, per poi pubblicarlo e diffonderlo, con l’obiettivo di recare un danno a colei o a colui che si vede nelle foto o nei filmati. Viene inoltre stabilito che la pena aumenta nel caso in cui la diffusione di materiale “compromettente” avviene per mano del coniuge, anche separato o divorziato, o da una persona legata o che è stata legata a quella offesa. Stessa cosa se la distribuzione del materiale avviene attraverso gli strumenti informatici o telematici”. Una legge non risolve certamente tutti i problemi ma è un indispensabile segnale da parte dell’ordinamento che si spera possa velocizzare la maturazione delle coscienze di tutti su questo argomento.

Com’è finita? Stavolta bene, la ragazza ha avuto il coraggio e la prontezza di denunciare tutti, pur dopo innumerevoli sedute di terapia e la pubblica umiliazione. Chissà che un giorno questo Paese non si svegli con la consapevolezza che siamo tutti figli del sesso e non delle chat degli uomini schifosi che si divertono a mandarsi le foto di donne inconsapevoli giustificati da donne che pur di difendere un matrimonio forse fallito pretendono che le salvi qualcun altro.

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