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venerdì , 24 Settembre 2021

Micheal Collins. Un’attesa lunga sette secoli.

A Dublino il 28 agosto del 1922 una gran folla riempiva Sackville Street. La gente era venuta da ogni parte d’Irlanda e perfino i nemici avevano deposto le armi per incontrarsi silenziosamente in strada. In quella via, oggi O’Connel Street, c’erano cinquecentomila persone. Un irlandese su cinque.
Il 28 agosto 1922 è stato uno di quei giorni che scandiscono la storia di un popolo.

L’Irlanda era sotto il dominio inglese dal 1172, anche se assoggettata completamente alla Common Low dal XIII secolo. Tuttavia gli irlandesi non avevano mai abbandonato la propria ascendenza gaelica e numerosi tentativi di ribellione si verificarono nel corso dei secoli. Il risentimento verso i dominatori stranieri crebbe in particolare dopo la grande carestia di metà ottocento, dovuta in gran parte dalla dura politica britannica, che aveva causato un milione di morti e altrettante emigrazione verso gli Stati Uniti.

Nel settembre del 1915, a seguito dell’ingresso del Regno Unito nella Prima Guerra Mondiale, alcuni uomini si trovavano quindi riuniti in gran segreto. Erano i maggiori esponenti di diverse organizzazioni patriottiche irlandesi, che rivendicavano l’indipendenza e la libertà dall’Impero Britannico. Tra loro c’era il poeta Henry Pearse, leader dei volontari irlandesi. C’era il socialista James Connolly, a capo dei sindacalisti e degli operai. C’erano le combattenti del “Consiglio delle Donne, un’organizzazione armata femminile. C’erano soprattutto Joseph Plunkett , Tom Clarke e tutti gli uomini della Fratellanza repubblicana irlandese, il movimento politico nato dalla Giovane Irlanda ispirata dalle idee patriottiche di Giuseppe Mazzini. Tutti insieme stavano pianificando un grande passo per la liberazione dell’isola. Era nato l’Esercito Repubblicano Nazionale, era nata l’IRA.

Così la mattina del 24 aprile, il lunedì di Pasqua, tutti gli edifici strategici di Dublino furono occupati dai volontari armati, mentre azioni del genere si compivano in tutto il resto dell’isola.
Poco dopo un volantino con le firme di tutti i leader del movimento cominciò a circolare per le strade. Conteneva il testo della dichiarazione con cui dal palazzo dell’ufficio postale era stata solennemente proclamata la Repubblica.
La Monarchia britannica non tardò però a farsi attendere. Di lì a una settimana il nascente governo provvisorio era caduto sotto il fuoco dei cannoni, dei carri armati e delle mitragliatrici inglesi.
I repubblicani superstiti, stremati e sopraffatti, nel desiderio di fermare il massacro di civili compiuto dal fuoco inglese, furono costretti alla resa e incarcerati.
Arthur Griffith, fondatore nel 1905 del movimento politico Sinn Féin, nonostante non avesse avuto un ruolo attivo nella Rivolta di Pasqua fu comunque tratto in arresto.

I giorni successivi tutti i leader della sollevazione furono fucilati nel cortile del carcere di Kilmainham Gaol. James Connolly, ancora troppo debole per stare in piedi a causa delle ferite, fu fucilato su una sedia.
La sera del 3 maggio Joseph Plunkett sposò la fidanzata Grace Gifford nella cappella del carcere. La mattina dopo venne fucilato.

Il caso o l’astuzia vollero però che due ragazzi riuscissero a salvarsi dal proprio destino. Uno era un trentaquattrenne scaltro e ambizioso, chiamato Aemon De Valera, che fu graziato in virtù delle sue origini americane. L’altro aveva ventisei anni e nel carcere riuscì a sottrarsi alla propria fila ed aggiungersi a quella dei detenuti diretti al campo di internamento di Frongoch, in Galles.

Costui era Micheal Collins, nato in una piccola fattoria nei pressi di Cork. Sin da ragazzo aveva manifestato un animo ardente e appassionato, a cui non era mancata l’ispirazione del padre, anch’egli attivista repubblicano. Il giovane, audace e generoso, era stato bonariamente soprannominato dagli amici “The Big Fellow”, nomignolo con cui diventerà poi famoso nel mondo.

Micheal Collins partì quindi per l’internamento con in mente già le idee “per la prossima volta”. Giunto a Frongoch poté entrare in contatto con molti altri esponenti del movimento di liberazione. Al punto che anni dopo quel terribile luogo fu soprannominato “l’università della rivoluzione”. In quel periodo ideò anche la strategia della non collaborazione, che poi avrebbe ispirato i detenuti in Irlanda del Nord decenni dopo. Così, grazie alla pressione mediatica esercitata con scioperi della fame e altre proteste, i detenuti furono scarcerati nel mese di dicembre.
Uscito dal carcere Collins divenne uno dei più importanti leader del movimento insieme a Arthur Griffith ed Eamon De Valera, neoeletto presidente del Sinn Féin.

Nel 1918 si tennero le elezioni generali del Regno Unito. Centocinque dei seggi della Camera dei Comuni erano assegnati in collegi irlandesi. Il Sinn Féin con una fragorosa affermazione popolare ne ottenne settantatré. A quel punto i deputati repubblicani invece di recarsi a Westminister si proclamarono “Dáil Éireann”, Parlamento d’Irlanda.
Prima della seduta inaugurale del nuovo organo Collins, il quale aveva messo in piedi una fitta rete di informatori, venne a sapere delle intenzioni britanniche di arrestare tutti i deputati che fossero accorsi alla riunione. De Valera e molti altri deputati vollero però recarvisi ugualmente, e come previsto furono arrestati e deportati in Inghilterra.
Quello stesso giorno, mentre l’organismo politico repubblicano, il Sinn Féin, portava avanti disegno del primo parlamento, l’organizzazione militare, l’IRA, dava l’assalto ad una carovana britannica piena di esplosivi. Era iniziata la Guerra D’indipendenza Irlandese.

Micheal Collins, fu eletto di fatto Presidente della Repubblica d’Irlanda. Organizzò e strutturò le confuse forze repubblicane, trasformando l’IRA in un vero esercito di liberazione. Dalle riflessioni sulla Pasqua del 1916 aveva imparato che era impossibile surclassare gli inglesi in campo aperto, così ordinò l’esercito perché compisse rapide operazioni di guerriglia, basandosi sull’enorme sostegno della popolazione. Uno dei primi pensieri andò poi all’organizzazione della fuga di Eamon De Valera e dei deputati che erano stati incarcerati nella prigione di Lincoln.

Riuscì a mettersi in contatto con i detenuti all’interno del carcere. De Valera con la cera di una candela fece il calco della chiave che chiudeva le celle in possesso del cappellano.
Il calco fu riprodotto all’interno di una vignetta disegnata su un biglietto, che venne spedito in Irlanda. La chiave fu prodotta e fatta penetrare all’interno del carcere nascosta in una torta: purtroppo la porta non si aprì. Ci vollero un altro biglietto e altre due torte perché la serratura scattasse. Così una sera De Valera e i suoi compagni lasciarono la propria cella dall’ingresso principale. Quando scesero nel cortile trovarono sulla porta del carcere di Lincoln l’uomo più ricercato dell’Impero. Lì, in piedi, c’era Michel Collins, con la grossa chiave di metallo in mano. Quando i carcerieri fecero il giro d’ispezione videro le celle chiuse, ma dei ribelli irlandesi non c’era traccia.

Eamon De Valera divenne Primo Ministro. Collins assunse la guida del ministero delle finanze, adoperandosi per reperire i fondi che sostenessero lo sforzo bellico. Fece emettere dei titoli di Stato, per uno Stato che ancora non esisteva. Ciò nonostante li acquistarono molti cittadini irlandesi, nonché la neonata Unione Sovietica.
Collins però tornò quasi subito ad occuparsi dell’organizzazione militare. Mise insieme un nucleo di controspionaggio chiamato “The Squad” che colpisse il sistema informativo britannico. Composto da dodici membri scelti, per non far torto alla già citata tradizione pasquale, il gruppo fu soprannominato “dei dodici apostoli”.
Fu inseguito all’eliminazione di numerose spie inglesi che nel 1920 come rappresaglia il governo di Sua Maestà fece aprire il fuoco sulla folla riunita a seguire un evento sportivo, in quello che passò alla storia come il primo “Bloody Sunday”.

Nel 1921, con i due eserciti ormai allo stremo e l’opinione pubblica inglese che premeva per la pace, il governo del primo ministro Lloyd George offrì una tregua agli irlandesi. Una delegazione dei repubblicani fu così inviata a Londra a trattare la pace.
De Valera, nonostante fosse il Primo Ministro, decise di non partecipare. Collins era determinato a non accettare nessun accordo finché la Repubblica d’Irlanda non fosse stata riconosciuta, ma dovette cedere ad una linea più moderata. Firmò così un trattato che riconosceva l’indipendenza dell’Irlanda all’interno del Commonwealth e prevedeva che le contee dell’Ulster a maggioranza anglicana (Irlanda del Nord) rimanessero nel Regno Unito. Firmato il trattato Collins disse con amarezza ad un altro membro della delegazione:
“Pensa cosa porto in Irlanda … Qualcosa che essa ha desiderato negli ultimi 700 anni, eppure qualcuno sarà soddisfatto di questo affare, qualcuno? Te lo dico, stamattina presto ho firmato la mia condanna a morte morte”.

Purtroppo non sbagliava. La notizia della firma dell’accordo creò grande scompiglio in Irlanda. Molti presero posizione per continuare a combattere. Lo stesso De Valera non si ritenne soddisfatto. Fu riunito il parlamento per decidere in merito e Micheal Collins espresse il suo pensiero all’assemblea: “Secondo me, ci dà la libertà. Non la massima libertà che tutte le nazioni desiderano … ma la libertà di raggiungerla.”
Il Dáil Éireann votò per la ratifica del trattato e con le elezioni del 16 giugno 1922 gli irlandesi fecero altrettano. Nonostante tutti i tentativi di Collins di stendere una costituzione che fosse accettabile per tutti, la frattura non si ricompose. Quando iniziarono a volare i primi colpi di fucile scoppiò la guerra civile.
“The big Fellow”, molto restio all’utilizzo della forza, ma spinto dalle minacce inglesi di Winston Churchill, abbandonò ancora una volta il proprio ruolo di Primo Ministro e assunse quello di capo dell’esercito, riuscendo in pochi mesi ad avere la meglio in tutto il Paese.

Nell’agosto del 1922, quando ormai la guerra era agli sgoccioli, fece un viaggio a Cork, nella sua regione natale. La carovana cadde in un’imboscata. Mentre tutti volevano fuggire, Micheal Collins scese dall’auto e imbracciò il fucile.
Cadde così a trentuno anni, colpito dal proiettile di un cecchino che aveva imparato il mestiere nella milizia britannica. Immediatamente i fucili tacquero e il corpo fu trasportato a Dublino, tra le braccia di Kitty Kierna, la ragazza che avrebbe dovuto sposare quattro mesi dopo.

La camera ardente fu allestita nel Municipio, dove migliaia di irlandesi si recarono a visitarlo. Perfino molti soldati britannici, che ormai stavano abbandonando l’isola, si recarono a rendere omaggio all’avversario che li aveva vinti. Winston Churchill disse del suo nemico implacabile: “Era un patriota irlandese vero e senza paura.”
Il 28 agosto, come abbiamo visto, cinquecentomila irlandesi erano in strada per dare l’ultimo saluto all’uomo che li aveva resi liberi.

Nel 1966 De Valera, che fino all’ultimo si sera schierato con i combattenti ostili al trattato, dirà: “È mia opinione ponderata che nella pienezza del tempo la storia registrerà la grandezza di Michael Collins; e sarà registrata a mie spese”.
Nel 1949 fu dichiarata la Repubblica e si compì la profezia di Micheal Collins di un’Irlanda libera di liberarsi.

Parte dell’IRA che si era oppposta al trattato rimase in clandestinità, prese il nome di “Provicional IRA” e continuò a combattere per l’annessione dell’Irlanda del Nord. Com’era nata nel lunedì di Pasqua del 1916, finì con gli accordi del Venerdì Santo del 1998. I guerriglieri firmarono un patto che metteva fine agli scontri, sanciva un governo condiviso dell’Irlanda del Nord e disponeva che fossero i suoi cittadini a decidere in qualunque momento un’eventuale annessione alla Repubblica d’Irlanda.

Il Sinn Féin subì numerose scissioni, tra cui quella di Fianna Fail, il partito fondato da Aemon De Valera che governò il paese nei decenni successivi. Sopravvisse tuttavia come braccio politico della Provicional IRA, sparendo però dalla vita politica fino agli anni Settanta.

Dopo gli Accordi del Venerdì Santo ha ricominciato a recuperare consensi.
Alle elezioni per l’Assemblea dell’Irlanda del Nord del 2017 ha conquistato un solo seggio in meno del principale partito unionista, il DUP.
L’otto febbraio del 2020 durante le elezioni generali è tornato ad essere il primo partito d’Irlanda, centodue anni dopo quella volta in cui tutto è cominciato.

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