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venerdì , 24 Settembre 2021
Autore: John Griffin/SBU Communications

Non è mai servito trovare le coperture (tranne che nell’eurozona)

traduzione ad opera di PIETRO GALIAZZO

pubblichiamo un articolo di Sam Adler-Bell del 30 marzo 2020, pubblicato su The Outline. Il titolo originale è “There was always a way to pay for the programs we need”.

Un (sì, uno) mese fa, il 24 Febbraio, durante un incontro pubblico andato in onda sulla CNN, Chris Cuomo ha chiesto al Sen. Bernie Sanders come pensava di finanziare il suo piano per il college gratuito. A quel punto, Bernie era il favorito alle primarie democratiche per le elezioni presidenziali (sì, questo succedeva un mese fa). Gli era già stato chiesto una dozzina di volte, ancora e ancora e ancora, come avrebbe finanziato il suo ambizioso programma: Medicare for All (sanità universale gratuita), il Green New Deal, asilo gratuito, la cancellazione dei debiti sanitari e universitari. Potevi scommetterci; in ogni dibattito, c’era sempre almeno una parte di 10-15 minuti che riguardava vacue allusioni su come Bernie intendesse finanziare il suo programma (spesso con l’ex Vice-Presidente Joe Biden a guidare la carica). La domanda – come pagherai per questo? – è stata effettivamente l’unica critica sostanziale offerta dai suoi concorrenti democratici, dai moderatori del dibattito, e dai giornalisti nel corso della campagna.

Quella notte di Febbraio, Bernie è arrivato preparato. Estraendo un foglio dalla sua tasca, ha detto, “Sapevo che questa domanda sarebbe potuta capitare. Va bene. Ecco qua. Questa è una lista, che sarà sul nostro sito stasera, di come pagheremo per ogni proposta che abbiamo sviluppato”. Alcuni minuti più tardi, una pagina è apparsa sul suo sito BernieSanders.com che spiegava – in dettaglio ancora maggiore rispetto a prima – come avrebbe aumentato le entrate per pagare le sue politiche tassando la finanza speculativa di Wall Street, le plusvalenze, e la ricchezza concentrata. Ma non era abbastanza. Il giorno seguente, The New York Times è uscito con questo titolo: “Bernie Sanders indica i fondi per le sue politiche, ma potrebbero non tornare i conti”. Il comitato elettorale di Biden ha rilasciato una dichiarazione che diceva, “La lista delle coperture è incompleta e non arriva nemmeno vicina a coprire i costi, e si appoggia su indicazioni fumose di cosa va a coprire”. Biden ha invitato Bernie ad “essere onesto con gli Americani”.

Ora, nel momento in cui il Congresso si prepara ad approvare un pacchetto di aiuti da 2 trilioni di dollari, il più grande nella storia degli Stati Uniti, una domanda che nessuno sta ponendo è: “Come pagheremo per questo?” E’ scomparsa interamente dalla discussione pubblica, risucchiata nello stesso buco nero dell’irrilevanza delle nostre lamentele contro i colleghi che masticano e i tweet malevoli. Non ci sono “coperture” nel pacchetto di aiuti del Senato, nessuna fonte creativa di entrate o picchi di tasse, anzi, taglia le tasse per le aziende e i singoli cittadini.
“Nessuno dovrà pagare per tutto quel che riguarda la crisi”, ha detto Biden durante il dibattito con Sanders del 15 Marzo. “Questa è un’emergenza nazionale… Noi pagheremo direttamente dalla tesoreria dello Stato”. In Gennaio, il Segretario del Tesoro Steve Mnuchin, aveva detto che il governo doveva tagliare la spesa per abbassare il deficit a livelli sostenibili; due settimane fa ha (però) anche detto, “In tempi differenti avremmo sistemato il deficit. Questo non è il tempo di preoccuparsene”.

I lettori razionali potranno chiedere: se il deficit era un problema due mesi fa, come mai non è un problema anche ora? Se non c’erano soldi per il programma di Bernie in Febbraio, perché ci sono due trilioni di dollari disponibili ora per finanziare precisamente quel tipo di sollievo per la classe lavoratrice che Bernie ha invocato per anni? E, forse la più destabilizzante intellettualmente, perché non importa come paghiamo per questo?

Una prima risposta è ovvia e intuitiva: siamo in una crisi! Sono in gioco milioni di vite americane, e la nostra economia è sull’orlo di una grande depressione. Come Biden ha detto in un dibattito, “Questa è come una guerra, e in una guerra fai tutto quello che è necessario per prenderti cura della tua gente”. Ma come molti di sinistra hanno velocemente notato, milioni di persone erano già assediate da povertà e abbandono, stavano già vivendo una crisi. Come Bernie ha puntualizzato in quello stesso dibattito, “L’anno scorso almeno trentamila persone sono morte in America perché non hanno ricevuto assistenza sanitaria quando serviva, perché non abbiamo una copertura universale. Io penso che quella sia una crisi”.

“Tutte queste scuse che ci hanno rifilato sul perché non possiamo trattare le persone umanamente sono improvvisamente andate in fumo”, ha detto Rep. Alexandra Ocasio-Cortez in un recente live-stream, “E quel che si è svelato è che tutti quei problemi erano in realtà mancanza di volontà politica“. La domanda non è mai stata “possiamo pagare per questo?”, ha spiegato Ocasio-Cortez, ma quali emergenze sono “considerate meritevoli” di intervento. Quando solo i non assicurati, i senzatetto, e i poveri affrontano un pericolo mortale quotidianamente, quella non è una crisi. Ora che Americani di ogni classe e colore sono in pericolo, lo è, e i soldi ci sono.

Quindi perché in Febbraio Bernie non ha potuto rispondere alla domanda di Chris Cuomo sui fondi nella stessa maniera di Biden la scorsa settimana? “Noi pagheremo direttamente dalla tesoreria dello Stato”.

Stephanie Kelton, ex capo economista per i Democratici nella Commisione Finanze del Senato e consigliera della campagna elettorale di Bernie nel 2016, dice che avrebbe potuto dirlo.

“Queste sono sempre state cazzate”, mi ha detto Kelton, “Negli ultimi otto mesi i Democratici che nelle primarie hanno proposto idee ambiziose sono sempre stati contrastati col “Come farai a pagarlo? Come farai a pagarlo?” Non abbiamo mai avuto una reale discussione politica perché siamo stati impantanati nei numeri e nella matematica. E’ tutta una distrazione”.

Perché? Perché il governo non paga realmente le cose con le entrate delle tasse. Questo è uno dei concetti centrali della Teoria Monetaria Moderna (MMT), della quale Kelton è una proponente. Anziché alzare le tasse per pagare la spesa pubblica, l’ordine delle operazioni è ribaltato. Il governo spende denaro creandolo – nel nostro periodo storico, con il click di un bottone – e lo tassa fuori dalla circolazione. Quando il Congresso approva una legge, invia istruzioni alla Federal Reserve (la banca centrale Americana), e la Federal Reserve paga per conto della tesoreria dello Stato, accreditando il denaro nei conti dei beneficiari della spesa – indipendentemente dal fatto che la spesa sia compensata dalle tasse. “Tu scrivi una legge, passi la legge, mandi istruzioni alla Federal Reserve, la Federal Reserve paga”, dice Kelton. “Così funziona. In tempi di guerra, in tempi di pace. E’ semplicemente così che funziona”.

Quando una legge include un pagamento da coprire con altri fondi, un secondo set di istruzioni viene inviato, secondo Kelton, dicendo alla Federal Reserve di addebitarne l’importo su specifici conti (quelli dove finiscono le tasse, aziendali e individuali). Ma queste sono due operazioni distinte. “Nessuna delle spese per il COVID è stata compensata finora”, fa notare Kelton. “Tutte quelle sono avvenute con un unico set di istruzioni. Solo dicendo alla Federal Reserve quanti dollari il Congresso vuole per pagare per le varie cose”.

Ma tutta questa spesa senza aumentare le tasse non farà gonfiare il deficit come una bolla? Beh, sì. Ma se tu capisci che il governo crea denaro spendendolo, e lo distrugge tassandolo, allora realizzi che il deficit pubblico è meramente un surplus per il settore privato. Come sostiene Kelton, “quando loro (il governo) sono in debito, noi (i privati) stiamo bene”. E al momento, questo è proprio quello di cui abbiamo bisogno: quando le persone perdono il lavoro ed entrate, la domanda del settore privato è in netto calo; il governo deve rimpiazzare quella domanda mettendo dollari in circolo e nelle mani delle persone. Come direbbe il meme, “La stampante del denaro fa brrrrrrr”.

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Certamente, coloro che aderiscono alla MMT sono spesso caricaturizzati – dagli economisti più ortodossi e conservatori – come quelli che chiedono al governo semplicemente di stampare denaro, in sfregio all’inflazione. Ma Kelton spiega, la MMT non è una proposta; è una descrizione di come le cose già sono. “Tutta la spesa è finanziata premendo il pulsante della stampa”, dice. I limiti di spesa per il governo non sono finanziari. Gli Stati Uniti, come soli emittenti della loro valuta, non possono mai esaurire il denaro per ripagare i propri debiti.

C’è mai quindi un momento sbagliato per il governo per stampare denaro nell’economia reale? Sì, certo che c’è: quando l’economia è alla massima capacità produttiva. Se il Congresso passasse un piano di infrastrutture verdi da un trilione di dollari – finanziato dalla spesa in deficit – in una economia che garantisce la piena occupazione, non ci sarebbe alcun posto dove quel denaro potrebbe andare; il settore pubblico entrerebbe in competizione con quello privato per trovare lavoratori, macchine e materiali; ne risulterebbe inflazione. Dovresti liberare risorse prima – ad esempio, tassando le compagnie di combustibili fossili fino a farle sparire, rompendo monopòli che creano pressioni al rialzo sui prezzi, o colpendo la generazione di profitti da credito privato da parte di Wall Street.

La domanda importante non è mai “questo aumenterà il deficit?” ma se abbiamo le risorse produttive per assorbire questa spesa – le cui compensazioni sono necessarie per prevenire l’inflazione.

Quando la pandemia sarà finita, politici da entrambi i lati del Parlamento subiranno (e cercheranno di indurre) un’amnesia di quel che è successo durante la crisi. Vorranno che ci dimentichiamo che il governo può spendere quanto serve quando vuole. Che “come farai a pagarlo?” è una domanda mistificatoria e ideologica: una clava per i conservatori per demonizzare la spesa per i poveri e un alibi per i liberali che parlano di uguaglianza ma falliscono costantemente nell’agire di conseguenza. Nancy Pelosi tornerà ad invocare il pareggio di bilancio – una regola che richiede per le leggi parlamentari di compensare tutta la nuova spesa con tagli alla spesa o aumentando le tasse. E i Repubblicani continueranno a strillare sul deficit quando i Democratici sono al potere e a rimbalzarli (con tagli di tasse e aumento della spesa in armamenti) quando sono loro al timone.

Ma non possiamo lasciargli rinfilare il gatto nel sacco. Il discorso americano sull’austerità – questa finta ansia riguardo a deficit e debito – ha un chiaro obiettivo anti-democratico: di impedire alla cittadinanza di chiedere più di quello che i nostri leader pensano che ci meritiamo. Dobbiamo rigettarlo. Se, come Joe Biden ha tweettato di recente, “Nessuno dovrebbe pagare per i test e la cura sul coronavirus”, allora perché si dovrebbe pagare per la chemioterapia? Se possiamo permetterci trilioni per combattere il COVID-19, possiamo permetterci la sanità gratuita e il Green New Deal.

La prossima volta che avremo un dibattito pubblico riguardo alla spesa per alleviare la povertà, rendere l’università gratuita, fornire assistenza sanitaria gratuita, o rendere la vita più facile per i genitori che lavorano, invece di chiedere “come pagherai per questo?” la domanda dovrebbe essere: “perché non vuoi pagare per questo?” Durante la crisi attuale, sia Democratici che Repubblicani stanno scoprendo il potere del governo federale di spendere soldi per aiutare chi ha bisogno. Ma la pandemia non ha creato il metodo, solo la volontà.

“Come Dorothy con le sue scarpette rosse”, dice Kelton, “Avevamo da sempre il potere”.

La traduzione è stata originariamente pubblicata su https://sovranitaalpopolohome.wordpress.com/2020/04/01/non-e-mai-servito-trovare-le-coperture-tranne-che-nelleurozona/?preview=true

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