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martedì , 4 Agosto 2020

Come divento femminista?

Quale può essere l’approccio più stupido per approfondire la questione femminista?

Cercare un video su youtube, io ho trovato questo:

Di lei, non conosco assulutamente nulla, una breve sbirciata a wikipedia e clicco play.

Inizia una sua descrizione personale di una manifestazione a Verona, in cui:

“ad un certo punto ci siamo guardate, abbiamo capito che eravamo lì per lo stesso scopo ed abbiamo iniziato ad intonare degli slogan meravigliosi, che ci riportano al femminismo degli anni ’70”

“Tremate tremate le streghe son tornate, siamo quelle che si son salvate”

“Lo stupratore non è malato, ma è figlio sano del patriarcato”

“Per ogni donna stuprata e offesa siamo tutte parte lesa”

“La nonna partigiana lo sai cosa ci insegna? Antifasciste sempre ma tu obietta su questa fregna”

“Né preti Nè obiettori più diritti e consultori”

“Libertà di movimento, libertà di transizione nè Stato nè Dio il corpo è Mio”

Ora vi prego di rileggere queste frasi. Ancora. Ancora. Ancora.

Sono cariche di sentimenti ed amibizioni verso le quali è impossibile non provare un’empatia intrinseca.

Quale essere umano può non sentirsi parte lesa se un altro essere umano viene stuprato, molestato, violentato, privato dei propri diritti?

Quale essere umano non aspira al pieno controllo del suo corpo, senza delegare la scleta su di esso a delle Istituzioni o delle pratiche intrinseche del modello culturale in cui è costretto a vivere?

Quale essere umano non pensa che lo Stato debba facilitare ed accompagnare ogni individuo nelle sue scelte e nell’esercizio pratico dei suoi diritti?

Il richiamo che queste frasi fanno al concetto di Giustizia sociale è potente, e per questo diventano giustamente degli slogan.

(sulle “Streghe” invece vi consiglio la visione di Questo)

Poi il discorso di Monica Romano, vira sul controllo che la società esercita sul corpo, sul corpo delle donne.

Non solo, la battaglia femminista è una battaglia sull’autodeterminazione, sul fatto cioè “di poter fare sul Corpo quello che più ci aggrada” e qui ci racconta la sua esperienza personale, che è fuori dall’oggetto disicussione proprio perchè caso particolare, stupendosi che per poter decidere del proprio corpo, Monica ha “Dovuto chiedere un permesso a qualcuno ad un magistrato che dovrebbe occuparsi di altro” .

Questo succede a chiunque Monica, ormai dobbiamo chiedere il permesso anche per uscire di casa o invitare nella nostra qualcuno.

Insomma, prosegue Monica, lì a Verona c’era “L’Italia Bella”: donne, femministe, gay, trans, lesbiche.

Per esclusione, io sono “L’Italia Brutta”, effettivamente mi sento brutto da quando sono nato, ma posso migliorare Monica, con l’età, come il vino.

Ci sto provando, e mentre ci provo mi ricordo ora della manifestazione di Verona.

Verso la fine del suo intervento, dal titolo perchè Sono femminista, vengono inseriti due termini “Femminsimo intersezionale” e “patriarcato pubblico”, un richiamo al grande Mario Mieli, e l’appello a portarte avanti la lotta tutti insieme. (strategia che ha sempre funzionato)

Io perchè Monica è Femminista, però, ancora non l’ho capito.

-Questo l’ho capito meglio-

  • Articolo 1

La Donna nasce libera e ha gli stessi diritti dell’uomo. Le distinzioni sociali non possono essere fondate che sull’interesse comune.

  • Articolo 2

Lo scopo di ogni associazione politica è la conservazione dei diritti naturali e imprescrittibili della Donna e dell’Uomo: questi diritti sono la libertà, la proprietà, la sicurezza e soprattutto la resistenza alla oppressione.

  • Articolo 3

Il principio di ogni sovranità risiede essenzialmente nella Nazione, la quale non è altro che l’unione della Donna e dell’Uomo: nessun corpo e nessun individuo può esercitare autorità che non provenga espressamente da loro.

  • Articolo 4

La libertà e la giustizia consistono nel restituire tutto ciò che appartiene ad altri; così l’unico limite all’esercizio dei diritti naturali della donna, la perpetua tirannia dell’uomo cioè, va riformato dalle leggi della natura e della ragione.

  • Articolo 5

Le leggi della natura e della ragione proibiscono tutte le azioni nocive alla società: tutto ciò che non è proibito dalle leggi sagge e divine, non può essere impedito e nessuno può essere costretto a fare ciò che esse non ordinano.

  • Articolo 6

La legge deve essere l’espressione della volontà generale; tutte le Cittadine e i Cittadini devono concorrere personalmente o con i loro rappresentanti alla sua formazione; essa deve essere uguale per tutti. Tutte le cittadine e tutti i cittadini, essendo uguali ai suoi occhi, devono essere ugualmente ammessi a tutte le dignità posti e impieghi pubblici, secondo le loro capacità e senza altra distinzione che quella delle loro virtù e dei loro talenti.

  • Articolo 7

Non ne è esclusa nessuna donna; essa è accusata, arrestata e detenuta nei casi stabiliti dalla Legge. Le donne obbediscono come gli uomini a questa Legge rigorosa.

  • Articolo 8

La legge deve stabilire solo pene strettamente ed evidentemente necessarie e nessuno può essere punito se non in virtù di una Legge stabilita e prolungata anteriormente al delitto e legalmente applicata alle donne.

  • Articolo 9

Su ogni donna dichiarata colpevole la Legge esercita tutto il rigore.

  • Articolo 10

Nessuno deve essere molestato per le sue opinioni anche di principio, la donna ha il diritto di salire sul patibolo, essa deve avere pure quello di salire sul podio sempre che le sue manifestazioni non turbino l’ordine pubblico stabilito dalla Legge.

  • Articolo 11

La libera comunicazione dei pensieri e delle opinioni è uno dei diritti più preziosi della donna poiché queste libertà assicura la legittimità dei padri verso i figli. Ogni cittadino può dunque dire liberamente, io sono la madre di un figlio vostro, senza che un pregiudizio barbaro la forzi a nascondere la verità salvo a rispondere dell’abuso di questa libertà dei casi stabiliti dalla Legge.

  • Articolo 12

È necessario garantire maggiormente i diritti della donna e della cittadina; questa garanzia deve essere istituita a vantaggio di tutti e non solo di quelle cui è affidata.

  • Articolo 13

Per il mantenimento della forza pubblica e per le spese di amministrazione, i contributi della donna e dell’uomo sono uguali; essa partecipa a tutti i lavori ingrati a tutte le fatiche, deve quindi partecipare anche alla distribuzione dei posti, degli impieghi, delle cariche, delle dignità e dell’industria.

  • Articolo 14

Le Cittadine e i Cittadini hanno il diritto di constatare da sé o tramite i loro rappresentanti, la necessità del contributo. Le Cittadine possono aderirvi soltanto con l’ammissione di un’uguale divisione, non solo nella fortuna, ma anche nell’amministrazione pubblica e determinare la quantità, l’imponibile, la riscossione e la durata dell’imposta.

  • Articolo 15

La massa delle donne coalizzata con gli uomini per la tassazione ha il diritto di chiedere conto della sua amministrazione a ogni agente pubblico.

  • Articolo 16

Ogni società in cui la garanzia dei diritti non è assicurata e non sia determinata la separazione dei poteri, è priva di una Costituzione; la Costituzione è nulla se la maggioranza degli individui che compongono la Nazione non ha cooperato alla sua redazione.

  • Articolo 17

Le proprietà sono di tutti i sessi riuniti o separati; esse hanno per ciascuno un diritto inviolabile e sacro; nessuno può esserne privato come vero patrimonio della natura, se non quando la necessità pubblica legalmente constatata, lo esiga in modo evidente e a condizione di una giusta e preliminare indennità.

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