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mercoledì , 23 Settembre 2020

La destra si può battere! Esclamò la sinistra da salotto

Di Francesco Maggiurana

In un paese come il nostro, dove, essenzialmente, è l’immagine quella che conta, basta apparire in diretta televisiva rimproverando due soggetti deplorevoli come Salvini e Meloni per diventare magicamente degli statisti. Lo si è visto subito dopo la famosa conferenza stampa di Conte. E a sentirlo ora, non verrebbe neanche in mente l’idea che due persone così possano mai convivere, politicamente, sotto lo stesso tetto. Eppure, è successo non più tardi di due anni fa, quando l’avversario Salvini era il suo Ministro dell’Interno, con i suoi decreti e le sue oscene campagne sull’immigrazione. E non mi pare che il prode guerriero Conte si sia fatto tutti questi grandi scrupoli, anzi. Allora non dava l’impressione di essere così “anti-salviniano”, però.


Un altro della lista è Bonaccini, da alcuni considerato quasi come se fosse il nuovo “Che” della “sinistra”, che ci ha scritto pure un libro: “La destra si può battere”. E non solo lui, anzi, ne vedo tanti che, dalla propria redazione di giornale, o dal proprio seggio parlamentare, condividono sempre di più questa narrazione, e versano chili di terrore al solo pensiero che la destra possa tornare a prendere le redini del paese. Ma il punto è: oltre alla forma e all’estetica, come pensano di batterla? Ma soprattutto, dov’è tutta questa grande differenza tra la destra e la presunta sinistra che ha governato questo paese negli ultimi trent’anni? Entrambi si sono sempre piegati ai diktat di Washington e di Bruxelles. Non hanno mai provato, se non di facciata, a mettere profondamente in discussione i trattati internazionali, le rigide logiche di bilancio europee, le stesse che, nel nome dei conti “in ordine”, nel corso degli anni, hanno imposto enormi tagli ai servizi. Entrambi hanno la stessa visione sulla giustizia, anzi, più “ingiustizia”, direi. Entrambi credono alle criminali politiche sulle privatizzazioni, alle grandi opere inutili. Da una parte si evocano i porti aperti, dall’altra si grida ai porti chiusi, ma nessuno dei due che si interroghi sulle cause del fenomeno, sullo sfruttamento scellerato di intere zone sotto-sviluppate da parte di grandi colossi anche italiani come l’ENI, il cui amministratore delegato Claudio Descalzi, imputato per corruzione internazionale per la più grande presunta tangente mai pagata nella storia, tra l’altro, è stato, da poco, vergognosamente riconfermato. Sull’enorme problema del fenomeno corruttivo, un cancro terribile che si è steso a macchia d’olio e che da anni, oramai, si è infiltrato a tutti i livelli. Insomma, due schieramenti di colore diverso, ma che hanno sempre preferito rispondere più al Dio del mercato e delle grandissime multinazionali rispetto alla dignità e al valore dell’essere umano.


Quel giorno, Conte ha ricevuto il plauso di tanti perché ha usato dei toni duri. Uno come lui che si mostra spavaldo con loro “due” perché sa di giocare una partita molto facile, ma che altrove non perde mai l’occasione di ripetere “Signor si”, come dimostrano le vicende sulle due grandi opere inutili come il TAP, o il TAV, in Val Susa, ad esempio. Il suo governo “non lavora col favore delle tenebre”, dice, però, solo nell’arco del 2020 ha stanziato oltre ventisei miliardi di euro per le spese militari. Ventisei miliardi, ai quali vanno aggiunte tutte le armi che sono state recentemente vendute all’Egitto. Però, ovviamente, “faremo di tutto per cercare la verità su Giulio Regeni”, sia chiaro.


Si fa presto, poi, ad applaudire gli operatori nel settore sanitario, a ringraziarli, e a considerarli come se fossero degli eroi, quando vengono spesi una montagna di soldi per l’industria bellica, invece che sostenere la sanità pubblica e i servizi necessari, tanto per dirne una. Parliamo di uno di quei mercati internazionali che non solo non ha mai visto crisi, ma che negli ultimi anni ha visto i propri introiti crescere a livelli record, tanto per capirsi. Il tutto con il beneplacito delle Istituzioni. Però parla bene, veste elegante, ed è molto diplomatico, vuoi mettere?

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