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La semplicità complessa

Alla semplice domanda di come si sconfigga Salvini non c’è risposta certa.
Non è un quesito matematico, non stiamo parlando della soluzione di un caso, di accendere o spegnere un interruttore. Ma questo (forse) lo sappiamo tutti.
La problematica più sensata da mettere in luce sarebbe proprio quella di non dargli alcuna importanza: nessuna pagina, notizia piccola o grande che sia. Dovremmo ritornare davvero a fare proposte “a favore di” piuttosto che stare a rimuginare su come sconfiggere un nemico che di fatto è solo l’emblema della vacuità.
Un vuoto in cui però siamo sommersi da tutti i lati.
In questo vuoto tutto sembra molto semplice: dargli addosso dicendo che lui è lui e gli altri sono diversi da lui, che ci sono delle differenze. Tuttavia queste differenze non sono tanto lusinghiere per chi le indica e risultano spesso controproducenti se l’obiettivo è quello di accompagnare Salvini nel dimenticatoio della storia.

È vero, le differenze ci sono, ma quali?
Ad oggi la percezione che si ha della politica di tutti i partiti sembra quella di essere troppo distanti dal mondo reale. E se fosse realmente così e non solo un’impressione?

Ci si continua a raccontare che al mondo d’oggi non servono conoscenze, ma iper-competenze.
Tutte quelle cose che ci hanno sempre invidiato nel resto del mondo come il sistema scolastico e universitario non sono più utili alla persona e alla formazione.
Questo fatto c’entra con la politica dei tempi moderni? C’entra. Perché se da una parte viviamo in un mondo sempre più esigente e selettivo, dall’altra vediamo la sinistra italiana scomparire dietro questa parvenza di difesa di una upper-class del tutto immotivata.

Questo è il vero problema: ci si riduce a parlare sempre e solo a una certa cerchia di persone che per reazione sembra essere diventata l’èlite di questa nazione: ragazzi che hanno studiato, probabilmente figli di quegli operai che un tempo votavano a sinistra e che hanno speso fatica e speranze per contribuire al successo e ad un apparente o auspicato voler migliorare la propria condizione sociale.
Il paradosso è che a fronte di grandi proclami, non viene fatto nulla di concreto per trattenere questi ragazzi garantendo loro di vivere nelle migliori condizioni possibili nel proprio Paese.
Ed è proprio questo l’inghippo: questa classe politica cresciuta nella culla di predecessori che hanno spianato la strada ad una crescita più o meno certa delle condizioni di vita dell’Italia nella seconda metà del ‘900, oggi si ritrovano a parlare solo al proprio interno.

Dunque mentre la sinistra parla da sola o con la sua stretta cerchia, l’altro parla con il popolo per davvero. Non ci dobbiamo meravigliare se poi sono tutti li pronti a votarlo. Salvini è lì a proporre risposte e soluzioni facili a domande domande tutt’altro che semplici, ma che sicuramente tutti si pongono.
E da questo poi nascono i paradossi di quei casi in cui anche gli stranieri e tutti quelli che apparentemente vengono attaccati dalle politiche di destra gli sono vicini e lo sostengono comunque.
Questo perché Salvini sembra aver capito una ricetta: dare risposte semplificate usando un linguaggio semplice.
Viviamo in una democrazia rappresentativa e la rappresentanza è il modo per non doverci occupare direttamente di problemi troppo complessi per essere sciolti da ciascuno.
Non è utile dare addosso a chi non è abituato a fare questi ragionamenti, ma solo controproducente. Non servirà a molto continuare a dare degli stolti a chi continua a guardare il dito perché non sa che cosa ci sia di bello nella luna.

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