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martedì , 17 Maggio 2022

Storia di una scissione già scritta

L’abbandono da parte di Matteo Renzi era ampiamente prevedibile sin dal 4 marzo.
La cosa che mi spaventa di più è, però, il clima da sospiro di sollievo, come se con la sua uscita siano risolti i problemi del Partito Democratico. Così come una persona sola non può essere soluzione di tutti i problemi, allo stesso modo una persona sola non può essere causa di tutti i problemi. Le responsabilità dello sfascio del Partito e di tutta la sinistra risiedono in anni di gruppi dirigenti che hanno sgomitato per mantenere un potere senza poi sapere che farsene. Anzi: hanno usato ciascuno la propria porzione di potere per aumentare il potere.
Renzi esce ma restano tutti coloro che in questi anni hanno permesso che il suo potere si consolidasse, tutti quelli che negli anni si sono prestati ai suoi giochini e che spesso ne sono stati esecutori.
Restano tutti quei quadri locali che, buoni per tutte le stagioni, sono passati da una corrente all’altra pur di vedersi ricandidati nei vai consigli comunali, regionali ecc.
Restano tutti quei parlamentari che hanno sgomitato per farsi candidare cercando di sembrare i più fedeli tra i fedeli.
Restano quelli che gli hanno permesso di occupare spazi inimmaginabili, quelli che hanno avallato ogni scelta, quelli che hanno contribuito a difenderlo in ogni situazione, quelli che ne hanno elogiato ogni atteggiamento. E con ogni probabilità torneranno quei dirigenti che lo hanno rafforzato uscendo dal Partito anni fa lasciandoci soli dopo averci detto per anni che bisognava sempre lottare.
Matteo Renzi non era la causa dei problemi, ma il suo effetto: un’analisi sbagliata della realtà, l’adesione alla “terza via”, l’idea che il capitalismo rappresentasse la fine della storia.
Ora ci troviamo con un Partito moderato, senza identità gestito da capi corrente che fanno e disfano tutto a piacimento. Sicuramente i dirigenti che restano proveranno goffamente a spostarsi leggermente a sinistra e continueranno col mantra del “extra ecclesiam nulla salus”, come se questo basti a riportare a casa i lavoratori, i disoccupati, gli studenti.
Ma il Partito non è più una chiesa, ma un rudere in campo aperto.
E se la vogliamo, questa casa va ricostruita da zero partendo dalla costruzione della nostra identità. L’essere di sinistra non è un fatto estetico, come cantare bandiera rossa o cucinare salsicce alle feste de l’Unità, ma l’ambizione di consegnare il potere ai lavoratori, ai disoccupati e agli studenti affinché possano conquistare l’emancipazione economica e sociale.
Il futuro partito di Renzi è perfettamente sovrapponibile a ciò che il PD è oggi. Abbiamo poco tempo, mentre lui costruisce la sua casa, per costruire da zero la nostra.

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