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martedì , 17 Maggio 2022

Rojava: l’impotenza dell’adesso

In questi giorni in cui la Turchia è entrata in Siria sono rimasto a ragionare e a studiare per capire meglio, per capire cosa si può fare.
E questo non perché io abbia dei dubbi su da che parte stare, ma perché prendermela con il calciatore di turno che fa il saluto militare o scrivere “#riseup4rojava” non serve a nulla se non a illudersi di aver dato un senso alla propria giornata.
Ho pensato, ne ho parlato anche con il compagno Amatulli e mi sono convinto che alla fine, banalmente, non possiamo fare nulla.
Intendo nell’immediato, nell’adesso. Noi persone normali, cittadini, lavoratori, studenti, non possiamo fare assolutamente nulla. Possiamo non votare più alcuni personaggi tra 3 o 4 anni, ma adesso non possiamo fare nulla.
Possiamo andare a manifestare, ma avoja ad aspettare prima che un qualsiasi giornalista decida di dare voce a una manifestazione invece che all’ennesima cazzata del politicante di turno. La prima vorrebbe dire andarsela cercare, la seconda ti arriva dritta dritta sul computer senza neanche doversi alzare dalla scrivania.
E se una manifestazione non viene raccontata allora è come se non ci fosse stata.
Quello che potremmo fare sarebbe di pretendere dalle varie forze politiche azioni e parole chiare. Eppure non lo facciamo perchè siamo diseducati a pensare di poter contare anche solo un pochino: al massimo possiamo sostenere qualcuno che conta, ma contare noi in prima persona ci sembra una roba fantascientifica.
E allora stiamo qui a discutere se trasformare o no un accordo tra PD e M5S in alleanza stabile, delle regionali, del DEF, del bloccare o no la vendita di armi alla Turchia.
Non un ragionamento viene proposto, non un’analisi: si prende posizione e ci si scanna ma senza un filo conduttore, una cornice che permetta di capire per intero un fenomeno, un evento o una fase.
Ciò che più mi preoccupa di più e la nostra totale incapacità di vedere la complessità e di trovare soluzioni di senso e con degli obiettivi chiari.
Ci illudiamo che l’aver nominato Paolo Gentiloni alla commissione europea o David Sassoli alla Presidenza del Parlamento Europeo senza però avere alcuna strategia sugli equilibri globali voglia dire essere tornati rilevanti sul piano internazionale, ma non è così. Se tutto ciò che riusciamo a dire a fronte della crisi in Siria è “valutiamo se sospendere la vendita di armi”- beh – allora non solo siamo irrilevanti, ma, come diceva qualcuno, siamo “inutili e tristi come la birra senz’alcol”.

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